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«Fede» nel «Principe» di Machiavelli e in alcune sue traduzioni tedesche della Prima Età Moderna.

Roberto DE POL



Abstract

Given that the Italian word «fede»can express either a spiritual meaning (belief in God) or a social, interpersonal meaning (loyalty, reliability), the article examines the translations of this word in the first three German versions of Machiavelli's Prince (Lenz 1692, Nemeitz 1714 and Steinwehr 1741) and in a modern one (Oppeln-Bronikowski 1990).

I. Premesse

Come osservai introducendo un convegno dedicato alle prime traduzioni del Principe, si trovano in ogni testo vocaboli di particolare pregnanza, nei quali, più che in altri, sembra condensarsi il pensiero dell'autore: tali sono, nel Principe di Machiavelli, lessemi come «virtù», «fortuna», «fede», che danno particolarmente da riflettere – non soltanto a lettori e interpreti accomunati a Machiavelli dalla stessa lingua madre, ma, a maggior ragione, a lettori stranieri e a traduttori.1

Dopo «virtù», sicuramente non facile da comprendere e quindi anche da tradurre correttamente, il vocabolo che probabilmente ha dato maggiori problemi ai traduttori è «fede». Come attesta anche il Vocabolario della Crusca del 1613, esso copre due principali ambiti semantici: quello di «una delle verità teologiche, detta in lat. fides e da alcuni persuasio» e quindi anche «religione (lat. fides, religio)»; e quello umano di «giuramento», «fidanza (lat. fiducia)», «affetto, e amore (lat. fidelitas, benevolentia)», «lealtà (lat. fides)», «credenza (lat. fides)», «testimonianza» e talvolta «semplicità».2

Il termine «fede» ricorre diciotto volte nel Principe:3 mai, a ben guardare, con il significato religioso, bensì in quello esclusivamente mondano di lealtà verso gli altri, fedeltà a una promessa, a un patto, a un contratto. In queste accezioni, per quanto non espressamente codificate da norme di legge, la «fede» è infatti vocabolo che rimanda a quei «fini del diritto» che dovrebbero indurre a «comportarsi correttamente e lealmente gli uni con gli altri (honeste vivere) senza danneggiare il prossimo (alterum non laedere) riconoscendo a ciascuno ciò che gli spetta (suum cuique tribuere4, ed è pertanto una parola della legge. Il vocabolo assume poi una particolare rilevanza anche giuridica quando indica l'impegno di un sovrano nei confronti dei sudditi o di altri regnanti e quello dei sudditi nei confronti del loro sovrano. Nel Principe non compare affatto la fede in Dio, ma solo l'istituzione umana che su tale fede si basa e che viene definita «religione».

Esaminerò qui le traduzioni del vocabolo «fede» nelle prime tre traduzioni tedesche del Principe:

  • Lenz = Der Fürst des Nicola Machiavell (1692): mn Mscr. Dresd. k. 19 Nr. 16 della Sächsische Landesbiblithek – Staats- und Universitätsbibliothek Dresden5

  • Nemeitz = Nicolai Machiavelli Lebens- und Regierungs-Maximen eines Fürsten, Cölln, bey Peter Marteau, (1714)6

  • Steinwehr = Anti-Machiavel Oder Prüfung der Regeln Nic. Machiavells Von der Regierungskunst eines Fürsten Mit historischen und politischen Anmerckungen Aus dem Französischen übersetzet. Göttingen, verlegts die Königliche Universitets-Buchhandlung 1741,

confrontandole con una traduzione tedesca moderna affermata e di larga diffusione:

  • OB = Niccolò Machiavelli. Der Fürst. Aus dem Italienischen von F. Oppeln-Bronikowski. Mit einem Nachwort von H. Günther, Frankfurt/M., Insel, 1990,

e usando come testi di riferimento le seguenti edizioni italiane:

  • Blado = Il Principe di Niccolò Machiavelli. Facsimile dell'edizione originale impressa in Roma da Antonio Blado nel 1532. Con una Introduzione di Federico Chabod, Torino, UTET, 1961

  • Testina = Il Principe di Nicolo Machiavelli al Magnifico Lorenzo di Piero de Medici. La vita di Castrvccio Castracani da Lvcca. il modo che tenne per ammazzare Vitellozzo Vitelli, Oliverotto da Fermo, il Signor Pagolo, et il Dvca di Gravina. I ritratti delle cose della Francia et dell’Alamagna. M.D.L., in: Tutte le Opere di Nicolo Machiavelli cittadino et secretario fiorentino, divise in v: parti, et di nuovo con somma accvratezza ristampate al Santissimo et Beatissimo Padre Signore Nostro Clemente VII. Pont. Mass. M.D.L,

facendo anche, quando mi parrà utile, confronti con le seguenti traduzioni in altre lingue:7

  • D'Auvergne = Le Prince de Nicolas Macchiavelli Secretaire et Citoyen de Florence, truduit d'Italien en François. A Paris, chez Hierosme de Marnef, & Guillaume Cauellat, au mont S Hilaire à l'enseigne du Pelican. 1571 [ma la prima edizione è del 1553], rilegato con: Les Discours de l'Estat de paix et de guerre, de Messire Nicholas Machiauelli […] Plus un livre du mesme aucteuer, intitulé le Prince. A Paris, chez Hierosme de Marnef, & Guillaume Cauellat, au mont S Hilaire à l'enseigne du Pelican. 1572, pp. 609-759

  • Amelot = Le Prince de Nicolas Machiavel, Secretaire & Citoien de Florence. Traduit & Commenté par A. N. Amelot, Sieur de la Houssaie. A Amsterdam, Chez Henri Wetstein. 1683

  • Tegli = Nic. Machiavelli Florentini Princeps. Ex Sylvestri Telii Fulginatis traductione diligenter emendatus. Lvgdvni Batavorum. Ex Officina Hieronymi De Vogel. Anno 1648 [ma la prima edizione è del 1560]8

  • Conring = Nicolai Machiavelli Princeps. Aliaque nonnulla ex Italico Latine nunc demum partim versa partim infinitis locis sensus melioris ergo castigata. Cvrante Hermanno Conringio. Helmestadii. Typis atque impensis Henningi Mulleri 1660

  • Nyevelt = Nicolai Machiavelle Prince. Ofte onderrichtinge hoe hem een Vorst in sjin regeringhe draghen ende aenstellen sal. Overgheset door A.N., 16159

  • Ghys = De Prins van N: Machiavel, Met de Aenteekeningen van den Heer Amelot| de La Houssaie, nevens Eenige andere Werken van den zelven Autheur, Alles in ‘t Nederduyts gebragt door Daniel Ghys. in ‘s Gravenhage; by Engelbregt Boucquet, Boekverkoper in de Halstraat, in de Waerheyt, 1705

II. Analisi

1-2) Già alla sua prima occorrenza, nel III Capitolo, dove Machiavelli porta gli esempi di Luigi XII e del papa Alessandro VI, è chiarissimo che «fede» significa «parola data»: (Blado, p. 6r) «Et se alcun' altri allegasseno la fede che il Re haueua data al Papa, di far' […] rispondo con quello che per me disotto si dirà circa la fede de’ Principi». Gaspard D'Auvergne (p. 636) traduce con «foy», nonostante si tratti di un vocabolo polisemico, perché il suo significato viene disambiguato dal contesto:10 «Et si lon me venoit d'ailleurs alleguer la foy, que le Roy avoit donnée au Pape Alexandre […] Ie le renuoiray pour leur responce a ce, qui sera cy apres traitté sur la foy de Princes». Gaspard fornisce a sua volta il testo di partenza per la prima traduzione olandese, redatta nel 1615 da Adam van Nyeveld che qui traduce (p. 17): «de beloften, die de Coning den Paus Alexandro gedaen hadde […] dat hier verhandelt sal worden/ van de beloften der Princen/ ende hoe men die houden moet».

Amelot (p. 27) preferisce disambiguare, traducendo «fede» che trova nell'edizione di Blado, la prima volta con l'univoco «parole», la seconda volta con «foi»: «Et si d'autres m'aléguent, que Loüis avoit donné sa parole au Pape de faire […] je leur répondrai dans le Chapitre de la foi de Princes». Questa «foi» non sembra qui preoccupare Amelot, perché vedremo (passo n.7) che il titolo del XVIII Cap. sarà da lui tradotto in modo da non lasciare spazio a dubbio alcuno. La scelta di «parole» (parola data, promessa) suggerisce tuttavia che questo traduttore voglia evitare ogni possibile fraintendimento da parte del lettore. Con questa scelta egli facilita però anche il compito ai traduttori che a loro volta partono dalla sua traduzione: due tedeschi, Lenz e Steinwehr, e l'olandese Ghys.

Lenz, p. 52 usa «promettere»: «ia man möchte sagen Ludwig hab dem Pabst versprochen, ihm dieses vorhaben zu gefallen zu thun, […] aber ich will im 18 Cap. darauf antworten».

Steinwehr, p. 43 usa «dare la parola» per la prima occorrenza e «mantenere la parola» per la seconda: «Wenn mir ein anderer die Einwendung machen will, Ludewig habe einmahl dem Pabste sein Wort gegeben, […] so werde ich ihm in dem achtzehnten Cap., von dem Worthalten eines Fürsten darauf antworten».

Anche Ghys, p. 29 rende «dare la parola»: «En zoo andere bybrengen, dat Louys den Pauz zyn woord had gegeven […] zal ik in het Hoofddeel van de Trouwe der Vorsten*» [* nota a margine: «Het 18de Hooftdeel»]

Anche Nemeitz traduce adeguatamente «fede», probabilmente perché, pur muovendo da un Testina (p. 7: «la fede che il Re haueua»), consulta anche Amelot ed è da questo messo sulla strada giusta. Nemeitz, p. 93: «Wolte aber jemand des Königs dem Papst gegebene parole anführen/ […] so will ich solches mit dem 18. Capitel beantworten/ in welchen ich gezeuget/ wie ferne einen Fürsten seine Worte verbindlich machen». Il traduttore tedesco moderno, nonostante probabilmente parta da una moderna edizione italiana,11 utilizza anche lui per la prima occorrenza il vocabolo tedesco corrispondente a «parola» (OB, p. 29: «Wort») e per la seconda il sinonimo (al plurale) «Versprechungen» (promesse).

3) Nel VIII Cap. vengono elencati i crimini di Agatocle tiranno di Siracusa, assunto a esempio di come «per sceleratezze» si possa pervenire al principato, per ammettere che (Blado, p. 12r) «Non si può chiamare ancor' uirtù amazare li suoi Cittadini, tradir' gli amici, esser senza fede, senza pietà senza religione».

Entrambe i traduttori francesi optano qui per il vocabolo «foi», polisemico come l'italiano «fede», forse perché sembra loro chiaro che esso non si possa fraintendere in questo contesto. D'Auvergne (p. 668): «Or ne doit on pas appeller vertu, que de tuer ses citadins, trahir ses amis, estre sans foy, sans pitié & religion»; Amelot (pp. 68-69): «Véritablement, on ne peut pas dire, que se soit vertu de tuer ses Citoyens, de trahir ses Amis, d' être sans foi, sans Religion, sans humanité»

Il problema di disambiguare «fede» oppure «foi» si presenta però ai traduttori in lingue germaniche, per i quali «fede» come credenza in Dio (oppure in un valore o anche in un essere umano) e «fede» come valore originariamente giuridico e comunque mondano, di lealtà verso qualcuno, possono essere espressi da vocaboli ben distinti. Lenz (p. 70) traduce così: «Man kann gewiß, nicht sagen, das ein tugend sei bürger ermorden und freünd verrahten, ohne glauben, ohne Religion seÿn, ohne leütseligkeit.» Qui «ohne glauben» (invece che «ohne treue») è ambiguo perché può essere inteso come «senza fede in Dio».12 La stessa scelta è adottata anche da van Nyevelt, che traduce dal francese di D'Auvergne (sicché «sans foy» diventa «sonder gheloof», p. 41); mentre il secondo traduttore olandese, Daniel Ghys, pur partendo dall'altrettanto ambigua «foi» di Amelot, ne interpreta qui correttamente il significato e traduce più adeguatamente (p. 71) «zonder trouwe» (senza lealtà).13 Corretta è anche la traduzione di Nemeitz che parte dall'italiano «senza fede» di Testina e lo rende puntualmente (p. 110: «ohne Treue»). Steinwehr, che muove anche lui da Amelot, traduce invece «ohne Treu und Glauben» (p. 73). È pur vero che il tedesco della Prima Età moderna è caratterizzato, a livello popolare e anche colto, dalla predilezione per accumulazioni ed endiadi e che Adelung attesta, alla voce «Glauben», l'uso di locuzioni popolari come «er hält weder Treu noch Glauben» (non mantiene né lealtà né fede) e «auf guten Treu und Glauben» nel senso di promettere sulla parola e sulla fede, ossia chiamando a garanti gli uomini e Dio.14 Tuttavia, nel contesto che ci interessa, l'uso dell'endiadi «Treu und Glauben» significa adottare una traduzione estensiva che suggerisce entrambe gli ambiti semantici di «foi» (ovvero di «fede»): pratica che in realtà inizia con Lenz (sebbene in un'altra occorrenza di «foi»: vedi sotto, n. 8) e arriverà fino ai giorni nostri, perché anche OB (p. 50) traduce in questo passo: «ohne Treu und Glauben». Tale endiadi rischia a mio avviso di attribuire a Machiavelli un significato che questi non intendeva esprimere, ossia che Agatocle sarebbe stato anche «senza fede in Dio» (quindi «ateo») e non semplicemente, come invece intendeva l'autore italiano, «sleale», «infido» nei confronti dei suoi simili.

4) Nel XII Cap. Machiavelli osserva del condottiero di ventura Giovanni Acuto che «non uincendo, non si potea conoscer la [sua] fede» (Blado, p. 17r). Anche qui dovrebbe essere chiaro che «fede» significa «fedeltà, lealtà» e infatti D'Auvergne (p. 693) mantiene «foy» che Nyeveld (p. 59) rende con «ghetrouwheyt». Amelot (p. 102) preferisce tuttavia tradurre con l'univoco «fidélité», che Lenz (p. 84) rende puntualmente con l'aggettivo «treü», anche Ghys (p. 107) usa il sostantivo «getrouwheid», mentre gli altri traduttori tedeschi utilizzano il corrispondente «Treue» (Nemeitz p. 123, Steinwehr, p. 100 e OB, p. 67).

5) Nel XVII Cap. l'autore italiano ammette che Cesare Borgia «era tenuto […] crudele, nondimanco quella sua crudeltà haueua racconcia la Romagna, unitola, ridottola in pace, & in fede» (Blado, p. 22r). Entrambi i traduttori francesi omettono qui il sostantivo «fede». D'Auvergne traduce infatti (p. 715): «toutesfois sa cruauté remit en ordre, reünit, et reduisit le païs de la Romaigne», seguito da Nyeveld (pp. 75-76) «nechtans bracht hy door sjin wreedtheydt weder in schickljickheydt/ ende eenicheydt het Lant van Romagnien». Amelot (p. 135) traduce: «[…] & neanmoins sa Cruauté avoit reüni, pacifié, & reformé toute la Romagne», seguito da Lenz (p. 99): «nichts desto weniger hat seine grausamkeit ganz Romanien in frieden gesezt, vergnügt, und in guten stand gebracht», da Ghys (p. 146): «gansch Romagne vereenigt, bevredigt, en hersteld» e da Steinwehr (p. 130): «Nichts desto weniger ward durch seine Grausamkeit ganz Romagna beruhiget, vereiniget, und in andere Verfassung gesetzet».

Anche Nemeitz, che parte da Testina (p. 40: «in pace & in fede»), traduce omettendo «fede» e seguendo la proposta di Amelot (reformé: reformiret, p. 140): «nichts desto minder hatte er bey seiner Grausamkeit Romagna wieder zusammen gebracht/ in Friede gesetzet/ und reformiret.». Sembra insomma che tutti traduttori più antichi preferiscano, quando possono, evitare di affrontare un vocabolo così impegnativo, non solo dal punto di vista linguistico, ma anche morale. Solo OB traduce letteralmente il passo (p. 82): «geeinigt und in Frieden und Treue».

6) Poche righe dopo Machiavelli ribadisce che «Deue pertanto un' Principe non si curar' de l'infamia di crudele per tener' i sudditi suoi uniti, & in fede» (Blado, p. 22r). D'Auvergne (p. 715) traduce esplicitando: «il entretienne son peuple en fidelle vnion & obeïssance», seguito letteralmente da Nyeveld (p. 76) con «in ghetrouwe eenicheyt ende ghehoorsaemheydt». Amelot invece tralascia ancora una volta di tradurre «fede» (p. 136): «Quand il s'agit de contenir ses sujets dans le devoir, le Prince ne se doit point soucier du reproche de cruauté», condizionando con questa scelta Lenz (p. 99: «seine leüt in gehorsam zu erhalten»), Ghys (p. 147: «om zyne Onderdanen in toom te houden») e Steinwehr (p. 130: «bey ihren Pflichten zu erhalten»). Sicché dei traduttori tedeschi qui esaminati, solo Nemeitz (p. 140) e OB (p. 82) traducono puntualmente l'originale italiano, che entrambi rendono con «in Treue und Einigkeit».

7) Nel XVIII Cap. il vocabolo «fede» ricorre sette volte, perché questo capitolo è integralmente dedicato ad analizzare «In che modo i Principi debbiano Osservare la Fede» (Blado, p. 23r). Amelot (p. 144) disambigua nuovamente «fede» intitolando il Capitolo «Comment les Princes doievent tenir leur parole?», a tutto vantaggio di Lenz (p. 102: «Wie fürsten ihre Parole halten sollen.»), di Steinwehr (p. 138: «Wie ein Fürst sein Wort halten müsse»), e di Ghys (p. 157: «Of the Princen hun woord en beloften moeten houden»). Invece Nyevelt, che parte da «Comme les Princes doivent garder leur foy» di d'Auvergne (p. 720), traduce (p. 79) usando un vocabolo che potrebbe anche riferirsi alla fede religiosa dei principi: «Hoe de Vorsten hen gheloof moeten houden». Traducono correttamente partendo dal testo italiano Nemeitz, forse perché consulta anche Amelot: «Auf was Arth ein Fürst sein Wort halten müsse» (p. 144) e OB (p. 86): «Inwiefern die Fürsten ihr Wort halten sollen».

8) Il Capitolo inizia con una concessione: «Quanto sia laudabile in un' Principe mantenere la fede, & uiuer' con integrità, & non con astutia, ciascun' lo intende» (Blado, p. 23r). Amelot traduce fede con «foi» (p. 144): «Un chacun sait, combien il est loüable, dans un Prince, de garder la foi»), lasciando in imbarazzo Lenz che, per non sbagliare, traduce estensivamente (p. 102) «treü und glauben», ma non Steinwehr (p. 138: «wenn er Wort hält»). Ancora una volta Nyevelt, traducendo «tenir sa foy» (d'Auvergne, p. 720), potrebbe intendere «fede» in senso religioso: «sijn geloof te houden» (p. 79), mentre Ghys, pur non essendo qui soccorso dalla «foi» di Amelot, rende più precisamente il significato dell'originale con: «zyn trouwe te bewaren»(p. 157). Invece Nemeitz, che parte da «fede» di Testina e non è aiutato da «foi» di Amelot, sbaglia traducendo «wenn er Glauben hält» (p. 144).

9) La concessione espressa nel passo precedente viene però temperata nel successivo dalla constatazione: «quelli principi avere fatto gran cose, che della fede hanno tenuto poco conto» (Blado, p. 23r). Diversamente da d'Auvergne (p. 720: «de leur foy»), Amelot (p. 144) disambigua nuovamente il vocabolo italiano: «[...] aux Princes, qui on fait peu de cas de leur parole», spianando la strada a quei traduttori che partono da lui, come i tedeschi Lenz e Steinwehr, e l'olandese Ghys. Infatti Lenz (p. 102) traduce: «die wenig ihre parol geachtet», Steinwehr (p. 138) con «aus dem Wort» e Ghys (p. 157) con «van hun woord». Anche Nemeitz sembra stavolta appoggiarsi ad Amelot perché ne mantiene addirittura «parole» (p. 144), mentre la traduzione tedesca moderna traduce estensivamente con “aus Treu und Glauben” (OB, p. 86).

10) Dall'esempio di questi sovrani Machiavelli trae la conclusione che «non può pertanto, un signor' prudente, ne debbe, osseruar la fede, quando tal osseruantia gli torni contro» (Blado, p. 23v), e anche qui il contesto dovrebbe garantire una univoca interpretazione del vocabolo. Infatti D'Auvergne (p. 721) aveva tradotto «ne doit garder si estroitement sa foy, quand telle obseruance luy est preiudiciable», seguito da Nyeveld (p. 80): «sijn gheloof niet so scherp can/ noch behoort te houden». Invece Amelot (pp. 145-146) preferisce nuovamente tradurre «fede» con «parole» («Et par conséquent un Prince prudent ne doit pas tenir la parole, quand cela lui tourne à dommage») facilitando ancora il compito a Lenz (p. 102: «muß also folgender weiß ein Fürst sein parole nicht halten, wann es ihm zum schaden gereicht»), a Ghys (p. 159: «zyn woord niet houden»), a Steinwehr (p. 139) e a Nemeitz (p. 144) che hanno entrambi «sein Wort nicht halten». Mentre il traduttore tedesco moderno sarà arrivato autonomamente alla medesima soluzione (OB, p. 87: «sein Wort nicht halten»). Questa soluzione («fede» = «parola data») trova insomma concordi nel senso tutti i traduttori tedeschi e nella lettera ben tre su quattro, ai quali va aggiunto uno dei due traduttori olandesi.

11) Il passo del XVIII Cap., e forse dell'intero Principe, che sembrò venir letto con più attenzione, ma anche con maggior scandalo, dai contemporanei (e i traduttori sono in primo luogo dei lettori, dei lettori molto attenti), è quello in cui Machiavelli afferma che il principe può «essendo spesso necessitato per mantener’ lo stato, operar’ contro à la fede, contro à la charità, contro à l’ humanità, contro à la religione» (Blado, p. 24r). Tegli (p. 79) espunge infatti l'intero passo. L'edizione Testina (p. 44) si limita invece a omettere il solo vocabolo «fede», modificando il pensiero di Machiavelli in: «essendo spesso neceßitato per mantenere lo Stato, operare contro alla humanità, contro alla charità, contro alla Religione». Significativamente è sul vocabolo «fede» che si concentra l'attenzione del censore, mentre «operare contro alla Religione» non suscita scandalo, giacché «Religione» viene intesa come l'organizzazione mondana che sovrintende alle manifestazione di fede (la Chiesa o le Chiese in senso moderno). Questi due episodi di censura, per quanto ingiustificati, perché sia l'argomento del XVIII Capitolo, sia il contesto del passo indicano chiaramente che «fede» va inteso come «parola data», «promessa», «lealtà», confermano che Machiavelli era ormai tanto screditato da suscitare scandalo anche dove non ne dava motivo. Tuttavia la grande fortuna della traduzione di Tegli (che ebbe 14 tra edizioni e ristampe tra 1560 e 1648)15 e la vasta diffusione delle edizioni Testina fecero sì che questi interventi censorii sortissero notevole efficacia nel diffondere in Europa una versione «purgata» di questo passo del Principe. Si basano infatti su Testina: la traduzione latina di Conring (p. 71) che recita: «quoniam saepisse cogitur agere contra humanitatem, contra caritatem, contra religionem»; la prima traduzione spagnola, redatta anonima alla fine del Seicento e rimasta manoscritta, che suona «a hobrar contrala humanidad contrala caridad contrala relijion»;16 e la traduzione tedesca di Nemeitz che qui sfortunatamente non si lascia influenzare da Amelot perché conferma il testo purgato da Testina e recita (p. 145): «wieder die humanité, Liebe und religion zuhandeln».

Restano invece intatti da questi interventi censorii le traduzioni d'Auvergne (p. 723: «contrevenir à sa foy, à la charité, humanité, & religion») e quindi di Nyeveld (p. 84: «te doen teghen zyn geloof/ tegen de liefte/ goedertierentheyt ende Godesdienst»), di Amelot (p. 148: «Parce que les besoins de son Etat l'obligent souvent de violer la Foi, & d'agir contre la Charité, l'Humanité, & la Religion») e quindi dei traduttori che a essa si rifanno, come Lenz (p. 103: «die treü zu brechen»), Ghys (p. 162: «zyne trouwe te schenden»). Steinwehr (p. 141: «Treue und Glauben zu brechen») e la traduzione tedesca moderna (OB, p. 88: «gegen Treu und Glauben [...] verstoßen») risultano semmai per la seconda volta ingiustificatamente estensivi nel tradurre «foi» o «fede», sicché dalle loro versioni risulta che Machiavelli in questo passo consentirebbe al principe non solo di essere sleale e di agire contro la Chiesa («Religione»), ma anche di contravvenire alla fede religiosa.

12) In un passo successivo Machiavelli prescrive che il principe «para, à uederlo & udirlo, tutto pietà, tutto fede, tutto integrità, tutto humanità, tutto religione» (Blado, p. 24r). Ambedue i traduttori francesi disambiguano il vocabolo «fede». D'Auvergne traduce (p. 723): «& qu'il semble à le voir, & oyr parler, n'estre de luy que toute clemence, toute loyauté, toute integrité, toute humanité & devotion», seguito letteralmente da Nyeveld (p. 84): «niet in hem te zjin als alle ghenade/ alle ghetrouwheydt/ alle oprechticheydt/ alle goedertierentheydt ende aedachticheydt». Amelot (p. 149) traduce: «qu'à le voir, & à l'entendre, l'on croie, qu' il est la bonté même, la fidélité, l'intégrité, la civilité & la Religion», seguito da Lenz (p. 103-104: «das er die gütigkeit, fromkeit, höflichkeit, aufrichtigkeit, Religion selbst seÿ»), da Ghys (p. 163: «dat hy de Goedheit, Getrouwigheid, Oprechtigheit, Beleeftheid, en Godtsdienstigheit zelfs zy») e da Steinwehr (p. 141: «er sey die Güte, die Treue, die Höflichkeit, die Aufrichtigkeit, die Religion selbst»). Se Lenz traduce «fidélité» come «aufrichtigkeit» (onestà, ma anche lealtà), Nemeitz (p. 146) traduce «fede» come «Redlichkeit» (onestà): «lauter Gnade/ lauer Redlichkeit, lauter Sanfftmuth und Gottes-Furcht». Mentre OB rende qui il vocabolo italiano «fede» con il suo più adeguato corrispondente tedesco (p. 88: «Treue»).

13) Il XVIII Cap. si conclude con la criptica allusione a un «Principe di questi tempi, il qual' non è ben' nominare, non predica mai altro che pace, & fede, & l'una, & l'altra quando l'hauesse osseruata, gli harebbe più uolte tolto lo stato, & la reputatione.» (Blado, p. 24r).17 Parimenti a d'Auvergne («de paix, & loyauté», p. 724), seguito puntualmente da Nyeveld (p. 84: «van vrede en ghetrouheyt»), anche qui Amelot (p. 150) esplicita il senso di «fede»: «Un Prince de ce tems-ci, qu'il n'est pas à propos de nommer, ne nous prêche rien que la paix & la bonne foi», a tutto vantaggio di Lenz (p. 104: «[...] predigt uns nichts als vom frieden und treü»), di Ghys (p. 165: «van Vreede, en goede trouwe»). I due successivi traduttori tedeschi, Nemeitz (p. 147: «niehmals von was anders als Frieden und guten Glauben») e Steinwehr (p. 142: «als vom Frieden und guten Glauben») sembrano tradurre letteralmente «bonne foi» di Amelot, benché il primo abbia di fronte anche l'italiano «fede» del Testina. La traduzione tedesca moderna preferisce tradurre più adeguatamente al testo italiano (OB, p. 89: «nichts als Frieden und Treue»).

14) Nel XIX Cap. Machiavelli, riferendosi a un congiurato che il principe cerca di portare dalla sua parte, osserva «convien' bene ò, che sia raro amico, ò che sia al tutto ostinato inimico del Principe ad osseruarti la fede» (Blado, pp. 24v-25r). D'Auvergne mantiene il corrispettivo francese del vocabolo italiano (p. 727): «il faut bien qu'il soit ton amy, ou ennemy mortel du Prince, pour te garder la foy iusques au bout», mentre Amelot (p. 155) disambigua cambiando radicalmente la frase: «Il faut, ou que ce soit un ennemi irréconciliable du Prince, ou un Ami tout extraordinaire, pour vouloir bien te garder le Secret», seguito da Lenz (p. 106: «das er entweder ein unversöhnlicher Feind oder ein sonderlicher freünd des Fürsten seÿ, umb ihn wollen das geheimniß zu offenbaren») e da Steinwehr (p. 147: «müste er ein ganz unversöhlicher Feind des Fürsten, oder dein ganz ausserordentlicher Freund seyn, wenn er schwiege»). Anche Nemeitz (p. 149), seppure parta da Testina, non traduce il vocabolo «fede», forse perché influenzato da Amelot: «[...] wenn er nichts eröffnen sollte». Anche qui OB (p. 91) risulta più aderente al testo italiano originale: «so muß er entweder ein eingeschworener Feind des Fürsten oder ein seltener Freund sein, um dir die Treue zu halten.»

15) Un altro Capitolo dove il vocabolo «fede» ricorre più volte è il XX, dedicato a illustrare «Se le fortezze et molte altre cose che spesse uolte i Principi fanno sono utili, ò dannose» (Blado, p. 28r). Dapprima Machiavelli spiega al principe che, disarmando i sudditi, può «mostrar' che tu habbi in loro diffidentia, ò per uiltà, ò poca fede» (Blado, p. 28r). Mentre d'Auvergne traduce il vocabolo fede, pur disambiguandolo (p. 743): «& montrer que tu te ne fies pas en eux, ou pour faute de leur hardiesse, ou peu de loyauté», Amelot lo espunge del tutto (p. 177: «en leur donnant lieu de croire, que tu te défies d'eux») condizionando anche Lenz (p. 114: «und sie merken läst, das er ein mistrauen auf sie gesezt») e Steinwehr (p. 164: «du trauetest ihnen nicht»).

Nemeitz trasforma la «poca fede» di Testina in «infedeltà» («Untreue», p. 158) e OB in «sfiducia negli intenti e nella lealtà» (p. 102: «dein Mißtrauen in seine Gesinnung oder Treue»).

16) Poco dopo Machiavelli nota che «Hanno i Principi, et spetialmente quelli che son' nuoui, trouato più fede, et più utilità in quelli huomini, che nel' principio del loro stato son' tenuti sospetti» (Blado, p. 29r). D'Auvergne traduce disambiguando (p. 746): «Et il y a eu aucuns Princes, speciallement des nouueaux, lezquels ont trouué plus de loyauté, & seruice [...]». Amelot (p. 182) anche: «Les Princes, et particuliérement les Princes nouveaux, ont trouvé plus de fidélité, & d'utilité dans les hommes qui […]», seguito senza problemi da Lenz (p. 116): «die Fürsten und sonderlich die neüen, haben mehr nuz und treü genossen von denen [...]» e da Steinwehr (p. 167: «mehr Treue befunden […] mehr Nutzen gehabt»). Rendono più letteralmente il testo italiano «fede, et più utilità» Nemeitz (p. 160: «Treue und Nutzen») e OB (p. 104: «Treue und Vorteil»).

17) Perché, spiega Machiavelli, proprio quelli che all'inizio sembravano o erano nemici del principe «loro maggiormente son forzati à seruirlo con fede». D'Auvergne (p. 747) traduce con un avverbio «a loyaument le seruir»; Amelot (p. 182) con un aggettivo «lui seront d'autant plus fidéles», seguito pedissequamente da Lenz (p. 116) «und die ihm desto treüer [sind]» e da Steinwehr (p. 167: «ihm desto treuer seyn»), mentre di nuovo Nemeitz (p. 160: «ihm treu zu dienen») e OB (p. 104: «ihm um so treuer dienen») restano più aderenti al testo italiano.

18) Nell'ultimo Capitolo Machiavelli enumera i vantaggi che Lorenzo avrà nel porsi a capo degli Italiani oppressi dagli stranieri: «con qual' sete di uendetta, con che ostinata fede con che pietà, con che lachrime» lo accoglieranno (Blado, p. 35v). D'Auvergne (p. 777-778) mantiene il vocabolo «fede»: «auec quel desir de vengeance, & foy obstinée, & par quelle pitié, & effusion de larmes». Amelot (p. 228) invece l'omette: «Avec quelle tendresse, & quelle reconoissance, il seroit reçu dans toutes ces Provinces», condizionando anche Lenz (p. 133: «ich kan nicht aussprechen mit was vor Erkentlichkeit, und annehmlichkeit in allen den Provinzen der wird aufgenommen werden») e Steinwehr (p. 204: «mit was für Zärtlichkeit und Erkenntlichkeit»). Ancora una volta traducono in maniera più consona al testo italiano Nemeitz (p. 181: «mit was für beständiger Treu») e OB (p. 125: «mit welcher unwandelbarer Treue»).

III. Conclusioni

Nel Principe recepito (ossia quello letto e tradotto e non in quello pensato in origine dal suo autore) il vocabolo «fede» fu spesso inteso come un vocabolo ambiguo, che poteva anche avere un significato religioso, suscitando scandalo quando Machiavelli sembrava ammettere che il principe potesse o addirittura dovesse disattenderla: il pericolo di tale fraintendimento è confermato dagli interventi censorii di Tegli e di Testina sullo stesso passo (n. 11) del XVIII Capitolo, ma anche dai numerosi casi di disambiguazione (n. 1,4, 7, 9, 12, 16, 17) operati da quello dei due traduttori francesi che sicuramente era maggiormente impegnato nello scagionare Machiavelli: Amelot traduce spesso «fede» con «parole» o con «fidélité» proprio per non lasciare dubbi ai suoi lettori che si tratti 'solo' di «fedeltà» alle promesse, ai trattati, di «lealtà» umana, e non di «fede in Dio».18 Ovviamente Amelot 'interpreta' Machiavelli per i lettori della sua traduzione, ma, così facendo, egli aiuta molto, seppur involontariamente, anche quei traduttori di lingue germaniche che partono da lui (Lenz, Ghys e Steinwehr) e anche chi, come Nemeitz, pur partendo da un testo italiano, talvolta consulta la sua traduzione. Quanto fosse importante questa determinazione lessicale lo dimostra e contrario la constatazione che Nyeveld spesso traduce con «gheloof» (che può essere intesa anche come fede religiosa) la «foy» di d'Auvergne (e quindi l'originaria «fede» di Machiavelli) e che Nemeitz, quando non è aiutato da una chiara presa di posizione di Amelot (ossia quando il francese usa «foi» invece che disambiguarlo con «parole» o «fidélité»: n. 8 e 13), sembra fraintendere a sua volta l'italiano «fede» di Testina, traducendolo con «Glauben» che, agli inizi del Settecento, ha il significato ormai affermato di fede religiosa. Anche un'analisi più approfondita della traduzione di Ghys potrebbe confermare come in questo traduttore l'uso preponderante dei vocaboli nederlandesi «trouwe» (che meglio corrisponde a «lealtà») e «woord» («parola» nel senso di promessa) sia propiziato dalle scelte di Amelot.

Tra i primi traduttori tedeschi, Lenz risulta quello che, proprio perché unicamente condizionato dalla mediazione di Amelot, maggiormente differenzia la sua traduzione di «fede»: tre volte troviamo in lui «parole» (sempre tratto da Amelot: n. 7, 9 e 10), una volta «Glauben» (n. 3, dove Amelot aveva «foi»), quattro volte «treü» (n. 4, Amelot: «fidélité; n. 11, Amelot: «foi»; n. 13, Amelot: «bonne foi»; n. 16, Amelot: «fidélité»), una volta «mistrauen» (sfiducia, n. 15, cfr. Amelot: «tu te défies d'eux»), una volta «treü und Glauben» (n. 8, ma Amelot: «foi»), una volta l'aggettivo comparativo «treüer» (più fedeli, n. 17, cfr. Amelot: «plus fidéles») e le altre volte «hab […] versprochen» (aveva promesso, n. 1, cfr. Amelot: «donné sa parole»), «in gehorsam zu erhalten» (tenere in ubbidienza, n. 6, cfr. Amelot: «contenir […] dans de devoir»), una volta «aufrichtigkeit» (onestà, n. 12, cfr. Amelot: «fidélité»), una volta «das geheimniß zu offenbaren» (svelare il segreto, n. 14, cfr. Amelot: «garder le secret») e le restanti due volte «fede» risulta omessa come faceva Amelot. Mi sembra significativo che in Lenz le uniche due traduzioni opinabili («Glauben» che è probabilmente errato19 e «treü und Glauben» che è probabilmente troppo estensivo) si riferiscano a occorrenze in cui Amelot non disambiguava il vocabolo «fede», ma lo traduceva con «foi».

Nemeitz, che parte sempre da «fede» di Testina, ma consulta anche Conring e Amelot, rende il vocabolo italiano cinque volte con il sostantivo «Treue» (lealtà), una volta con l'avverbio «treu» e una volta con l'antonimo «Untreue» (slealtà); due volte con il francesismo «parole» (in precisa corrispondenza con Amelot: n. 1 e 9) e tre volte (n. 2, 7 e 10) con l'equivalente tedesco «Wort»20, sempre nel senso di «parola data, promessa»; due volte (n. 8 e 13) traduce con «Glauben», significativamente quando incontra nel testo italiano il vocabolo «fede» e contemporaneamente gli altrettanto ambigui «fides» in Conring e «foi» in Amelot. Due volte (n. 12 e 14) Nemeitz traduce con diversi vocaboli e altrettante volte non traduce affatto l'italiano «fede»: in un'occorrenza (n. 5) seguendo puntualmente Amelot, nell'altra (n. 11) perché il vocabolo era già stato censurato dalla Testina.

Sulla scia di Amelot, Steinwehr due volte (n. 5 e 14) non traduce «fede», una volta (n. 15) lo traduce usando il verbo «nicht trauen» (non fidarsi), una volta (n. 2) usa come sinonimo il verbo sostantivato composto «Worthalten» (mantenere la parola), cinque volte usa «Treue» (di cui ben tre volte, n. 4, 12 e 16, sono derivanti da «fidélité» di Amelot), una volta (n. 13) «guten Glauben» (da «bonne foi» di Amelot), due volte (n. 3 e 11) usa l'endiadi semanticamente estensiva «Treu und Glauben», anche lui quando sembra incerto sul significato da dare al francese «foi» che trovava in Amelot.

La medesima endiadi semanticamente estensiva viene proposta ancor più spesso dalla traduzione moderna: su 18 occorrenze del vocabolo «fede» nel testo italiano, OB usa infatti correttamente otto volte «Treue», una volta l'avverbio modale al comparativo «treuer», quattro volte «Wort» (parola data, promessa: ai n. 1, 7, 8 e 10 e sempre in corrispondenza di «parole» in Amelot)21 e una volta il sinonimo «Versprechungen» (promesse), ma ben tre volte (n. 3, 9 e 11) l'endiadi «Treu und Glauben», correndo ogni volta il rischio di attribuire a Machiavelli un significato che da questi non era originariamente inteso o almeno non esplicitato.

In conclusione: anche dal punto di vista linguistico, la traduzione francese di Amelot si conferma fondamentale nell'influenzare la recezione del Principe in Europa, ma, nonostante innegabili progressi, a cinquecento anni dalla tradizionale data di stesura del trattato,22 la «fede» del principe machiavelliano sembrerebbe ancora sollevare questioni interpretative e – quindi – traduttive. Ennesimo indizio che la fortuna di questo testo sta anche nella sua capacità non solo di risolvere, ma di suscitare problemi.


Notes

↑ 1 R. DE POL, «Translation and Circulation», The First Translations of Machiavelli’s Prince. From the Sixteenth to the First Half of the Nineteenth Century. Edited by R. DE POL, Amsterdam-New York, Rodopi, 2010, p. 15.

↑ 2 Vocabolario degli Accademici della Crusca, edizione 1612, p. 337 consultato on line il 26.10.2011 sul sito: www.lessicografia.it/pagina.jsp?ediz=1&vol=0&pag=337&tipo=1

↑ 3 Una volta sola il suo opposto «infidelità»: nel XVIII. Cap. e riferito ai principi. Come aggettivi compaiono 8 volte «fedeli», 3 volte ciascuno «fedele» e «infedele», 1 volta «infedeli».

↑ 4 P. ZATTI, Introduzione al linguaggio giuridico, p. 6, consultato il 11/11/2012 al sito www.scipol.unipd.it/repository/didatticaupload/d378/intro_linguaggio.pdf

↑ 5 Citerò dall'edizione critica: Christian Albrecht von Lenz, Der Fürst des Nicola Machiavell (erste deutsche Übersetzung, 1692). Kritisch herausgegeben von J. GERDES. Mit einem Vorwort von R. De Pol und einem Nachwort von S. Spazzarini, Sandersdorf-Brehna, edition scriptum, 2013. Su questa traduzione vedi anche S. SPAZZARINI, «The first German translation» in R. DE POL (ed.), The First Transaltions cit., pp. 206-246.

↑ 6 Citerò dall'edizione critica: Nicolai Machiavelli Lebens- und Regierungs-Maximen eines Fürsten (1714). Kritisch hrsg. von R. DE POL, Berlin, Weidler, 2006 (= Translatio, Bd. 2), alla quale rimando anche per la proposta di identificazione dell'anonimo traduttore, poi ribadita con ulteriori argomentazioni in R. DE POL, «Zum anonymen Übersetzer von Machiavellis Principe. Eine Ermittlung», in M. JAVOR BRISKI, M. MILADINOVIC ZALAZNIK, St. BRACIC (eds.), Sprache und Kultur durch das Prisma der Interkulturalität und Diachronizität. Festschrift für Anton Janko zum 70. Geburtstag, Ljubliana, Slovenke germanistične Študje, 2009, pp. 247-271.

↑ 7 Ringrazio gli amici Sergio Poli (Univ. di Genova) e Francesca Terrenato (Univ. di Roma La Sapienza) per avermi chiarito il significato dei vocaboli francesi e nederlandesi.

↑ 8 Su questa traduzione vedi C. MORDEGLIA, «The first Latin translation», in: R. DE POL (ed.), The First Translations cit., pp. 59-82 e L. PERINI, «Gli eretici italiani del '500 e Machiavelli», Studi storici X/ 4 (1969), pp. 908-911.

↑ 9 Su questa traduzione vedi F. TERRENATO, «The first Dutch translation», in: R. DE POL (ed.) The First Translations cit., pp. 171-206.

↑ 10 Il MAGALI ROUQUIER, Vocabulaire d'Ancien Français, Paris, 1992, p. 64 riporta: «Foi, fei: 1. Croyance, foi, 2. Fidélité, confiance, loyauté, 3. Parole, engagement de fidélité»; H. VAN DAELE, Petit Dictionnaire de l'Ancien Français, Paris 1940, p. 200: «foi: […] foi, fidélité, honneur – promesse, parole».

↑ 11 Il sottotitolo di OB recita «Aus dem Italienischen»; manca una prefazione o un commento del traduttore che indichi l'edizione di partenza, però nella sezione «Zur Literatur» (p. 145) viene citata l'edizione di Machiavelli «Opere complete, Mailand 1960-65».

↑ 12 Secondo il GRIMM (Deutsches Wörterbuch: Der digitale Grimm, Frankfurt/M., Zweitausendeins, 2004, vol. 7, col. 7819) «glauben» nel senso di «vertrauen» (fiducia) è attestato dal XIV fino al XVII secolo, quindi teoricamente Lenz potrebbe aver voluto rendere qui con tale vocabolo anche il significato giuridico di «foi» come «lealtà», resta il fatto che il più delle volte il traduttore tedesco usa il vocabolo più univocamente mondano «treü», segnatamente quando il testo francese presenta vocaboli altrettanto univocamente mondani come «fidélité» (XII e XX. Cap.) e l'aggettivo «plus fidéles» (che traduce con il corrispettivo tedesco «treüer»).

↑ 13 Contrariamente a quanto avviene per il tedesco, dove la specializzazione di «Glauben» e «Treue» è attestata già nel corso del XVII secolo, in neerlandese «gheloof» continua ad avere fino all'Ottocento il significato generico di «fiducia», «lealtà», «affidabilità» accanto a quello specifico di «fiducia nella parola divina». Analogamente «trouw» ha un significato essenzialmente mondano (fino a indicare la promessa di matrimonio) e solo in senso molto secondario può indicare la fede religiosa.

↑ 14 J. Chr. ADELUNG, Grammatisch-kritisches Wörterbuch der Hochdeutschen Mundart. Elektronische Volltext- und Faksimile-Edition nach der Ausgabe letzter Hand Leipzig 1793-1801, Berlin, Directmedia, 2004, vol. 2, p. 702.

↑ 15 Così MORDEGLIA, «The first Latin translation» cit., p. 80.

↑ 16 R. RIUS GATELL, M. CASA NADAL, Il Principe di Maquiavel. Primera traducció espanyola basada en un manuscrit inèdit, Castelló-Barcelona, Publicacions de l'Abadia de Montserrat, 2010, p. 117. Su questa traduzione vedi M. B. ARBULU BARTUREN «La primera traducción española», in: R. DE POL (ed.), The first Translations cit., pp. 117-169.

↑ 17 L'interpretazione corrente è che Machiavelli si riferisca al Re d'Aragona, Ferdinando detto il Cattolico, ma G. SCICHILONE (Univ. di Palermo) nel convegno «Perecityvaja Makiavelli. U istokov sovremennoj nauki», tenuto a Mosca il 26 e il 27 settembre 2012 e i cui Atti sono in corso di stampa, ha suggerito con argomentazioni convincenti che si tratta di Papa Leone X.

↑ 18 Su 18 occorrenze del termine «fede» in Blado, Amelot (1683) usa 4 volte «foi» e 1 «bonne foi», 4 volte «parole», 3 «fidélité», 1 volta (garder le) «secret» e 1 volta «défier» (per «aver poca fede»), 1 volta «fidéle», tre volte non lo traduce affatto. D'Auvergne (1571) usa 11 volte «foy», 5 volte «loyauté»/«loyaument», 1 volta «fidelle union» e 1 volta non lo traduce.

↑ 19 Per Nemeitz (1714) valgono, mutatis mutandis e con forse con l'aggravante che sono ancora trascorsi quasi due decenni, gli indizi da me addotti a proposito dell'uso di Lenz (1692), supra, nota 12).

↑ 20 Una delle quali al plurale: «Worte» (n. 2).

↑ 21 Altri confronti evidenziano tuttavia che OB, se consulta Amelot, non ne è necessariamente succube. Così per es. usa «Treue» dove questi aveva «fidélité» (n. 12), ma anche dove questo aveva «garder le secret» (n. 14).

↑ 22 W. CONNELL (University of Seton-Hall, USA), al convegno menzionato supra, nota 17, ha proposto con argomentazioni convincenti che il Principe fosse stato composto tra settembre 1506 e luglio 1515.

Pour citer cet article :

Roberto DE POL, «Fede» nel «Principe» di Machiavelli e in alcune sue traduzioni tedesche della Prima Età Moderna., Lingua e Diritto. La Lingua della Legge, la Legge nella Lingua, Publifarum, n. 18, pubblicato il 13/03/2013, consultato il 29/03/2017, url: http://publifarum.farum.it/ezine_articles.php?id=241

 

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