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La terminologia in ambito assicurativo

Sabrina AULITTO



L’intervento si propone di illustrare le possibili prospettive di studio emergenti da un corpus di condizioni di polizza, valutando parallelamente il ruolo significativo che la terminologia assicurativa assume nel linguaggio economico e finanziario1.

Il corpus di contratti assicurativi nasce con un duplice obiettivo: il primo approfondisce le caratteristiche della tipologia testuale di uno dei testi più rappresentativi del settore; il secondo prevede l’applicazione di sofware di concordanze, come supporto tecnico-informatico, al fine di valutare interessanti spunti di riflessione terminologica.

L’architettura di una condizione di polizza, generalmente, si presenta rispettando la seguente struttura:

  • Parte I : Terminologia contrattuale - Definizioni.
  • Parte II: Norme che regolano l’assicurazione in generale.
  • Parte III: Norme che regolano le garanzie specifiche da assicurare.
  • Parte IV: Glossario giuridico.

Dai quattro punti citati emerge la difficoltà di fornire una tipologia testuale omogenea, poiché ognuna delle sue parti assume un ruolo comunicativo diverso, in relazione al tipo di informazione da esprimere.

La prima parte, dedicata alle definizioni di unità terminologiche presenti all’interno del contratto, è stata concepita al fine di rendere fruibile e comprensibile il contenuto del prodotto. Tale necessità nasce anche dall’esigenza di fornire precisazioni relative ad alcune espressioni che si ripetono spesso all’interno di diverse condizioni di polizza, ma che al tempo stesso, assumono un significato specifico a partire dal tipo di rischio da assicurare. Per esempio, in una polizza relativa all’Azienda Agricola, il lemma “contenuto” si riferisce al mobilio ed a tutto l’arredamento in generale “contenuto” nell’abitazione rurale e dell’ufficio, mentre in una polizza relativa alle Aziende Alimentari, la voce “contenuto” indica i macchinari, i sistemi elettronici, personal e minielaboratori. Dalla breve presentazione della prima parte, si può dedurre che la tipologia testuale corrisponde ad un testo con discorso mediamente vincolante di tipo espositivo con funzione esplicativa, basata sull’intenzione di «spiegare a chi non sa», a fini di istruzione o di interpretazione, seguendo il quadro complessivo dei tipi di testo elaborato da Francesco Sabatini (SABATINI, 1998:130).

La seconda sezione, contrariamente, presenta un tipo di testo particolarmente vincolante, ove sono illustrate le norme generali dell’assicurazione. Ogni articolo definisce le regole primarie del “fare” assicurativo, come l’Oggetto dell’assicurazione, i Rischi esclusi dall’assicurazione, la regolazione del premio, etc; parallelamente la terza parte è organizzata in diverse sezioni, in cui sono presentati i rami assicurativi: Incendio, Furto, Responsabilità civile terzi e Responsabilità civile operaia, i quali assumono una connotazione diversa in relazione all’oggetto da assicurare. Le sezioni, a loro volta presentano un’organizzazione interna articolata in:

  • Norme: le quali riprendono parte dei contenuti relativi ad alcuni articoli del Codice Civile e Penale sempre in relazione al tipo di rischio e al ramo in questione;

  • Condizioni/Garanzie aggiuntive: le quali indicano le garanzie supplementari offerte dalla Società Assicuratrice.

Dalla descrizione del corpo centrale del contratto assicurativo, è evidente che si tratta di un testo di tipo normativo e regolativo, con funzione prescrittiva, basata su una manifestazione di volontà e regolata dal criterio di massima coerenza interna e con principi generali enunciati espressamente (SABATINI, 1998: 130). Infine, la presenza di un glossario giuridico evince la necessità di fornire definizioni relative ad espressioni appartenenti alla terminologia giuridica, del tipo il danno extracontrattuale definito come “il danno ingiusto conseguente al fatto illecito: quello del derubato, dell'ospite che scivola sulle scale sdrucciolevoli o, tipicamente, i danni da incidenti stradali. Tra danneggiato e responsabile non esiste alcun rapporto contrattuale o, se esiste, non ha alcun nesso con l'evento dannoso”2.

La presenza particolarmente incisiva di tali termini è motivata dai frequenti i rimandi ad articoli del Codice Civile e Penale, per cui risulta indispensabile fornire chiarimenti maggiori, al fine di rendere fruibile il contenuto della polizza stessa.

1. Fase di elaborazione e gestione dei dati del corpus

In seguito all’illustrazione delle caratteristiche strutturali di una generale condizione di polizza, ci soffermeremo ora, ad analizzare il contenuto del corpus, per scelta, articolato in tre sezioni:

  • La prima relativa alle condizioni contrattuali del ramo Furto;
  • La seconda raggruppa condizioni di polizza del ramo Responsabilità civile terzi e operaia (RCT/RCO);
  • La terza raccoglie condizione di polizza del ramo Vita, rispettivamente di Unit linked e di Index linked.

La selezione dei primi due Rami è stata caratterizzata da interessanti spunti di analisi scaturiti dagli output delle concordanze del lemma “furto” e del lemma “responsabilità”: quanto al primo ne analizzeremo le politematiche, quanto al secondo le plurime modalità di furto garantite.

Relativamente alla terza sezione, lo studio è stato concentrato sulla particolare impopolarità terminologica di cui gode il settore assicurativo, in generale, ma in particolar modo nelle polizze intese come prodotto finanziario, ove la predominante presenza di anglicismi rende talvolta difficile la comprensione dell’intero contenuto di polizza.

Il corpus sarà analizzato a partire dall’utilizzo di software di concordanze, i quali permetteranno un trattamento automatico dei dati selezionati per l’analisi terminologica del corpus. Tali software sono dotati di molteplici funzioni, al fine di analizzare il corpus a partire dall’elaborazione di una WordList, proseguendo con l’estrazione di concordance e collocations, in modalità KWC ( Key Word in Context), ed infine i clusters.

Per scelta, sono stati utilizzati due tipi di software di concordanza diversi, “AntConc” e “KWIC”, al fine di presentare una panoramica del trattamento dei dati, utilizzando le stesse modalità d’analisi, presentando uno studio comparato dei dati estratti dallo spoglio terminologico del corpus.

Il corpus di riferimento è composto complessivamente da 70 documenti multipagina, per circa 180.000 tokens, appartenenti ad un unico dominio tematico, dove nella prima parte dell’analisi è stato condotto uno studio statistico del corpus valutando la frequenza e l’uso dei lemmi “furto” e “responsabilità” per i primi due sotto-domini (Furto e RCO/T). Nella tabella che segue sono illustrati i dati a confronto del numero complessivo di tokens e types e il numero di occorrenze delle unità linguistiche “responsabilità” e “furto”.

Tabella1

DATI

Risultati AntConc

Risultati KWIC

Totale Word List

146.639 tokens /10283 types

134.023 tokens/ 4795 types

N. Occorrenze di

“Responsabilità”

481 occorrenze

502 occorrenze

N. Occorrenze di

“Furto”

228 occorrenze

223 occorrenze

L’output dei software di concordanze utilizzati registra un numero di occorrenze non corrispondenti, e una delle possibili motivazione del risultato ottenuto potrebbe derivare dal fatto che i due programmi posseggono un calcolo e un trattamento automatico dei dati che non rispecchia la stessa capacità di gestione statistica del corpus. Quest’operazione è stata messa in evidenza per sottolineare l’importanza di confrontare i risultati ottenuti dall’analisi statistica di un corpus sempre in relazione a più di un software, per ottenere una panoramica più ampia del funzionamento di tali applicazioni.

2. Corpus di condizioni contrattuali relative a polizze “Furto”: estrazione terminologica delle modalità di “furto”

Il trattamento dei dati del corpus contenente le condizioni contrattuali relative al ramo Furto si è rivelato proficuo dal punto di vista di uno studio terminologico. Dall’analisi ricavata dall’output della Wordlist si evincono molteplici manifestazioni di furto garantite dalle condizioni di polizza, attraverso le quali è possibile avere visione di una gamma di variazioni linguistiche relative alle molteplici circostanze e modalità in cui un furto si verifica, ove di seguito ne forniamo una lista:

  • Furto con rottura o scasso
  • Furto con chiave falsa o simili
  • Furto con scalata
  • Furto con introduzione clandestina
  • Furto con destrezza
  • Furto con strappo o scippo

In seguito all’estrazione delle diverse modalità di furto, dalla consultazione della Wordlist si è riscontrata un’ampia gamma di lemmi, oltre al “furto”, appartenenti al campo semantico del “reato”, i quali non sempre risultano rischi garantiti all’interno delle condizioni contrattuali, ma che spesso figurano nelle sezione delle “Garanzie Aggiuntive” in cui sono specificati i rischi meno comuni che la Società Assicuratrice garantisce. Il concetto giuridico di “reato” è ben precisato nel Codice penale ed è definito come “ogni fatto umano al quale ogni ordinamento giuridico ricollega una sanzione penale, cioè una pena inflitta dall’autorità giudiziaria a seguito di un procedimento giurisdizionale”. Nel contesto di un’analisi linguistica, il reato o i reato possono manifestarsi in modi e situazioni differenti, da cui deriva la necessità di impiegare significanti diversi, con il ruolo di specificare le molteplici forme che la tipologia di reato assume. La rete semantica legata al concetto di reato si presenta particolarmente fitta e interessante da approfondire in prospettiva terminologica. Queste tipologie, espresse giuridicamente anche nel Codice Penale, sono definite come segue:

  • L’appropriazione indebita costituisce un reato diverso dal furto, poiché il furto consiste nell’impossessarsi della cosa altrui sottraendola a chi la detiene, mentre l’appropriazione indebita prevede che la cosa di cui il colpevole si appropria è già in suo possesso per averla ricevuta a titolo di deposito, o per farne un uso determinato, o per altre ragioni del suo ufficio, mestiere o professione.

  • L’estorsione si verifica mediante violenza o minaccia, costringendo taluno a fare o ad omettere qualche cosa, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno. L’estorsione si distingue dalla rapina in quanto si ha rapina se il colpevole si impossessa egli stesso della cosa altrui; si ha invece estorsione se la vittima dell’azione intimidatrice è costretta essa stessa a consegnare la cosa.

  • La rapina si verifica qualora chiunque procuri a sé o ad altri un ingiusto profitto, mediante violenza alla persona o minaccia, si impossessa della cosa altrui, sottraendola a chi la detiene. La rapina ha in comune con il furto la caratteristica principale dell’impossessarsi di una cosa contro la volontà del proprietario, ma differisce in quanto il suo contenuto principale è la violenza morale ( minaccia) diretta alla persona.

  • La truffa si verifica qualora chiunque, con artifizi o raggiri, inducendo taluno in errore, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altri danni.

Dalla lettura delle definizioni sono stati estratti i semi caratterizzanti ogni tipo di reato definito, al fine di inserire nella tabella che segue nella linea orizzontale i tratti distintivi e comuni alle diverse manifestazioni di reati elencati nella colonna verticale a sinistra.

Tabella2

REATI

ATTO ILLECITO

AZIONE INTIMIDATORIA

(ARMATA)

SOTTRAZIONE

DEL BENE

BENE GIA’ POSSEDUTO

CONSEGNA DEL BENE DA PARTE

DEL DETENTORE

INGIUSTO PROFITTO

CON

ARTIFIZI

FURTO

+

+

RAPINA

+

+

+

A.INDEBITA

+

+

TRUFFA

+

+

+

ESTORSIONE

+

+

+

Dalla lettura della tabella, organizzata seguendo il modello di analisi semica proposto dal linguista francese Robert Galisson, riscontriamo un tratto semico che accomuna tutte le forme di reato indicate rappresentato dall’Atto illecito e in più si può osservare come un altro sema in comune a tre reati su cinque sia quello indicante “la sottrazione del bene”. In seguito a tale riflessione è possibile delineare altri tre aspetti caratterizzanti queste tipologie di reati:

  • il primo precisa che il bene da sottrarre è gia nelle mani di colui che se ne intende appropriare illegalmente (appropriazione indebita);

  • il secondo indica la sottrazione del bene con atti intimidatori o artifizi (rapina e truffa);

  • il terzo indica la consegna del bene da parte del possesso in seguito a minacce (estorsione).

In seguito a quest’ulteriore frammentazioni di significati, è possibile osservare come la terminologia assicurativa si presti particolarmente ad analisi di linguistica applicata. Nel paragrafo successivo daremo un ulteriore esempio.

3. Corpus di condizioni contrattuali relative a polizze di “Responsabilità civile terzi / e prestatori d’opera”: estrazione terminologica delle polirematiche del lemma“responsabilità”

Dall’immissione del corpus delle condizioni di polizza “Responsabilità civile terzi / prestatori d’opera” in entrambi i software, e partendo dalla visualizzazione della WordList, si è rilevato una frequenza incisiva del lemma “responsabilità” motivata dal ruolo stesso che l’Assicurazione ricopre nel garantire il rischio delle responsabilità civili, che a loro volta determinano, a carico del responsabile dell’obbligo, di risarcire il danno. Nell’ordinamento assicurativo questo principio fondamentale trova applicazione nell’articolo 2043 del Codice civile, Libro Quarto delle Obbligazioni, che testualmente recita: “Qualunque fatto doloso o colposo, che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno”.

In seguito a tale precisazione giuridica, ci interesseremo ora di illustrare una tabella in cui presenteremo le polirematiche estratte dall’utilizzo dei due programmi attraverso la funzione “Concordance”, al fine di proporre un’analisi del termine in contesto.

Tabella3

POLIREMATICHE DEL TERMINE RESPONSABILITA’

ESTRATTE DAL CORPUS

Responsabilità amministrativa
Responsabilità datoriale
Responsabilità civile
Responsabilità contrattuale
Responsabilità illimitata
Responsabilità oggettiva
Responsabilità professionale
Responsabilità venatoria
Responsabilità del datore di lavoro
Responsabilità emissiva
Responsabilità medica
Responsabilità del lavoratore/ del prestatore d’opera/ terzi

Dalla lettura della tabella, le polirematiche del lemma “responsabilità” con maggiore numero di occorrenze, circa 350, è rappresentata da “responsabilità civile”, a seguire si collocano la responsabilità del lavoratore, del prestatore d’opera, dei terzi, in qualità di rappresentanti di un altro sotto-dominio tematico di applicazione della terminologia assicurativa nel contesto delle responsabilità civili. Inoltre, analizzando la combinazione grammaticale presentata dalle politematiche espresse mediante Sostantivo+Aggettivo, è evidente come il secondo qualifichi un aspetto della disciplina, rappresentando uno dei tratti distintivi delle polirematiche in un contesto specialistico, ove un’“unità lessicale superiore” assume un forte potere semantico e definitorio, mettendo in risalto i diversi campi di applicazioni del settore assicurativo.

Parallelamente ai maggiori dati registrati, con un minore numero di occorrenze, ritroviamo “responsabilità datoriale” rispettivamente come sinonimo di “responsabilità del datore di lavoro”.

Verificato l’uso poco frequente del termine “datoriale” si è scelto di controllare, mediante il motore di ricerca”Google”, in quale tipologia di documenti fosse presente, al fine di riscontrarne altri contesto d’uso. I risultati della ricerca hanno evidenziato una frequenza significativa di “datoriale” nelle sentenze della Corte Suprema di Cassazione – Sezione Lavoro, nelle fonti giornalistiche e nei dizionari online.

Dalla lettura dei alcune delle sentenze in cui l’aggettivo “datoriale” risultava particolarmente utilizzato è stato riscontato l’uso di una sua variante, quale “datorile”. Il lemma “datorile”contrariamente a “datoriale”, sembra non ancora aver raggiunto un grado di divulgazione tale da poter essere considerato un neologismo ufficiale, in quanto manca in tutte le fonti lessicografiche consultate. Inoltre, il suo utilizzo esclusivo all’interno di sentenze e discorsi prettamente giuridici, abbinato alla mancanza di definizioni, ha reso indispensabile, trovandoci di fronte ad una neoformazione, una consultazione con un esperto del settore, che ci confermasse l’ipotesi avanzata. In questi casi «il ruolo dello specialista può orientare e dirigere con la competenza disciplinare necessaria la consapevolezza dell’uso linguistico» (ZANOLA, 2007:132).

In seguito al consulto che ha confermato ‘datorile’ come sinonimo di ‘datoriale’ e confermata la sua predominante presenza in documenti giuridici, si è scelto di realizzare un corpus di 30 sentenze da cui sono state estratte le locuzioni sostantivali seguenti: responsabilità datorile, osservanza datorile, adempimento datorile, comportamento datorile, obbligo datorile, richiesta datorile, inerzia datorile, constatazione datorile, recesso datorile, titolarità datorile, posizione datorile, potere datorile, sindacato datorile, associazione datorile, controllo datorile, soggetto datorile. Dalla tassonomia, contrariamente, si può notare in quante collocazioni d’uso il lemma “datorile” sia utilizzato e, nonostante non sia un neologismo consolidato, presenta un’interessante e proficua gamma di sostanti a cui è associato che tendono a determinare una pluralità di settori.

Riprendendo l’analisi relativa alle ricerche effettuate sull’aggettivo ‘datoriale’, la sua presenza nella sezione neologismi della settimana del portale Treccani certifica il suo stato di neologismo consolidato, riportando la seguente definizione :“del datore di lavoro; che riguarda il datore di lavoro; associazioni datoriali”. La sezione neologismi del sito riporta la fonte giornalistica del Corriere della Sera del 2 dicembre del 2003, che attesta l’utilizzo del termine con l’espressione “associazioni datoriali”, certificando come il lemma sia impiegato in un contesto divulgativo3.

Oltre alle definizione, dalla ricerca sono emerse anche rese traduttive del lemma ‘datoriale’ fornite dai Dizionari bilingui online, Edizione Sansoni, italiano-francese e italiano-inglese, consultabili dal sito del Corriere della sera, sezione dizionari, ove le rispettive traduzioni sono per la lingua inglese «employers': organizzazione datoriale employers' organization», mentre per la lingua francese «de l'employeur: organizzazione datoriale organisation d'employeurs ». Mancano, invece, traduzioni in tedesco e spagnolo, in quanto dalla consultazione di diverse fonti lessicografiche online e cartace, la parola risulta non trovata. Potremmo, quindi, avanzare l’ipotesi che l’uso del neologismo non risulta ancora consolidato come nella lingua inglese e francese, ove probabilmente è nata prima l’esigenza di una resa traduttiva.

Concludendo le analisi delle ricerche effettuate sull’aggettivo “datoriale” possiamo dedurre che il lemma abbia intrapreso un percorso attraverso plurime tipologie testuali, a partire da un discorso particolarmente vincolante, come quello di una sentenza della Cassazione e quello del contratto assicurativo, ad un discorso mediamente vincolante, come quelle delle fonti lessicografiche, ove è maggiormente curato l’aspetto esplicativo, descrittivo e definitorio del termine, grazie al quale si dichiara effettuato il suo passaggio da termine a glossa, fino ad ottenere una traduzione interlingustica.

Potremmo dunque riprendere a tal proposito il discorso avanzato da Riccardo Gualdo, il quale sostiene che «l’analisi terminologica applicata ai neologismi dovrebbe dunque combinare due prospettive: quella del tecnico, dell’esperto e quella dell’utente comune, che col neologismo specialistico viene sempre più spesso a contatto. […] In questa dialettica, una delle funzioni del terminologo potrebbe essere quella di far da ponte tra esperto e utente comune, […] e al momento del passaggio da un contesto scientifico a un contesto divulgativo e infine ad un contesto pubblicitario mettere in luce la riconoscibilità/ percettibilità de termine come tecnicismo scientifico, garantita dalla cornice strutturante, aumenta in funzione inversa alla sua trasparenza semantica. Quindi il termine perde la sua carica informativa e acquista carica connotativi e prestigio e contemporaneamente, la carica informativa si sposta dal termine alla glossa» (GUALDO, 2007:48-50).

L’osservazione relativa ai due neologismi rilevati presenta due casi di analisi particolarmente interessanti, in quanto il primo “datoriale” ha già attraversato tutti i passaggi utili al fine di ottenere una collocazione nelle fonti lessicografiche in un cui un termine diventa glossa, mentre il secondo “datorile” vive ancora in una fase embrionale ove il suo uso risulta ancora di dominio del settore specialistico.

4. Analisi del corpus di polizze Vita « Unit linked » e « Index lined »

Le polizze vita di nuova generazione, le cosiddette “linked”, ossia non polizze tradizionali ma contratti legati a qualche strumento finanziario di tipo speculativo che possa offrire nel tempo maggiori opportunità di guadagno, hanno nel tempo ottenuto un maggiore successo proprio per questa loro peculiarità di offrire maggiori rendimenti e, al contempo, di fornire anche un’ampia copertura previdenziale per gli anni a venire. Due sono gli strumenti di questo tipo: le polizze unit linked, ovvero polizze agganciate a un determinato fondo di investimento e le polizze index linked, polizze legate invece ad un particolare indice di borsa o a un paniere di titoli azionari.

La redazione, a volte imprecisa e complessa, dei contenuti contrattuali di questa tipologia di polizze vita, hanno provocato plurime incomprensioni tra gli “attori” del settore assicurativo e i clienti stessi, fino a diventare materia di interesse da parte della stampa, infatti non a caso “L’Espresso”, il 26 marzo del 2009 pubblicava un articolo dal titolo Le assicurazione in panne, scritto da Gianni Del Vecchio e Stefano Pitrelli, che specificava:“C’era una volta l’assicuratore, grigio ma affidabile, che vendeva le sue polizze vita a prudenti capofamiglia. Magari ci guadagnavi poco, ma potevi star sicuro. Poi una trasformazione da Jekyll a Hyde: l’assicuratore si fa broker ed inizia ad usare parole strane come “unit” e “index” che non è qualcosa che non è più la tua vecchia polizza poggiata sulle mura della compagnia, ma un prodotto finanziario”.

Dalla lettura della seguente citazione, caratterizzata da un velo di enfasi, si tende a sottolineare come l’impopolarità terminologica della quale il settore assicurativo continua a godere, tende a creare una distanza sempre maggiore tra l’assicuratore e l’assicurato. Comunicare in maniera imprecisa aiuta a non capirsi, e quando il livello di comprensibilità continua a essere basso colpiscono sempre di più i fatti e gli aspetti negativi delle retrostanti prestazioni.

Uno dei motivi che ha reso ancora più complessa la terminologia impiegata nella stesura dei contratti unit e index, è legato al largo uso di anglicismi. In seguito a tale constatazione, si è scelto di stimare il numero di anglicismi presenti nel corpus di condizioni di polizza unit e index linked. Complessivamente ne sono stati registrati circa 120 / 3.000 ( il calcolo è in relazione ai types) corrispondente quindi al 4% della terminologia impiegata; presentiamo di seguito qualche esempio di lemmi, come i più rappresentativi e ricorrenti: Bench-mark, Bond, Fix, Growth, Hight, Lobbing, Property, Credit, Forward, Tax, Top down, Trust ecc. Una delle difficoltà primarie della presenza così incisiva di unità terminologiche appartenenti all’universo linguistico anglo-americano, è legata anche ad un fenomeno particolarmente radicato e sempre più in via di espansione, all’interno della terminologia economico-finanziaria, ove si tende a far un largo uso di prestiti dall’inglese, talvolta anche in maniera incondizionata. Lo testimonia lo studio condotto da Maria Teresa Zanola e da Carlo Mari su un corpus di stampa di “Il Sole 24 ore”, in cui gli autori sottolineano come la terminologia italiana del lessico finanziario sia ricco di prestiti e forestierismi, di cui un numero considerevole risulta di difficile o impossibile resa traduttiva (MARI e ZANOLA, 2007:9). E’ evidente come gli anglicismi occupino quegli interstizi della lingua lasciati vuoti dall’assenza di una valida alternativa oppure sostituiscano l’alternativa italiana esistente. Talvolta l’uso dell’anglicismo assume un forte valore denotativo e connotativo nel codice giornalistico, al fine di creare un nuovo tipo di testo con un linguaggio veloce ma informativo, contrariamente, i contenuti delle condizioni contrattuali unit e index linked sembrano non rispondere allo stesso obiettivo, in quanto tendono ad utilizzare volutamente anglicismi per essere sempre meno comprensibili e sempre meno letti.

5. Conclusione

Dalle diverse prospettive di studio emerse dall’analisi del corpus di condizioni di polizza è evidente come la terminologia assicurativa possa risultare un proficuo osservatorio terminologico in qualità di un settore in continua evoluzione e crescita anche dal punto di vista linguistico, ove la presenza di neologismi e di anglicismi testimonia la possibilità di arricchire le banche dati e quindi di operare anche in una prospettiva di perfezionamento delle fonti terminografiche di cui il settore dispone.

Molti dei glossari presenti in rete sostengono che la materia assicurativa si propone all’utente come una “giungla” di termini, il più delle volte incomprensibili o dal duplice significato, dato testimoniato anche dalla consultazione di glossari di lingua francese, i quali definiscono molti dei termini appartenenti alla terminologia assicurativa con l’espressione “les abscons” e al tempo stesso, glossari inglesi parlano la definiscono il “confusing world of insurance”. E’ chiaro come l’impopolarità terminologia del settore assicurativo sia comune a diverse realtà linguistiche, ove la prospettiva di realizzare glossari multilingui si presenta sempre più motivante, in relazione alla necessità di disporre di uno strumento che assicuri una maggiore chiarezza e trasparenza dei contenuti presenti nei contratti stessi.

Bibliografia

C. MARI - M.T. ZANOLA, “La terminologia italiana del linguaggio finanziario”, Sesta Giornata REI, 26 gennaio 2007 Bruxelles, L’italiano che si scrive a Bruxelles. Dalla lingua istituzionale europea all’italiano standard: http://ec.europa.eu/italia/documents/attualita/istruzione/26012007zanola.pdf

L. PINNAVAIA, “I prestiti inglesi nella stampa italiana: una riflessione semantico-testuale”, in E. DONATI, MPW Mots, palabras, words, publishedin LED online, Dipartimento di Scienze del linguaggio e letterature straniere comparate dell’Università degli Studi di Milano, 2006, 43-57 : http://www.ledonline.it/mpw/allegati/mpw0506pinnavaia.pdf

R. GUALDO, «Punti di vista su terminologia e lingua comune», in M. T. ZANOLA, Terminologie specialistiche e tipologie testuali. Prospettive interlinguistiche Milano, Università Cattolica, 26-27 maggio 2006, Milano, Pubblicazioni ISU, 2007, pp. 43-63.

F. SABATINI, «Funzioni del linguaggio e testo normativo giuridico», in I. DOMENIGHETTI, Con felice esattezza. Economia e diritto fra lingua e letteratura, Bellinzona, Edizioni Casagrande, 1998, p.125-138.

M.T. ZANOLA, «Terminologia dell’economia e della finanza: prospettive di studio», in M. T. ZANOLA, Terminologie specialistiche e tipologie testuali. Prospettive interlinguistiche, Milano, Università Cattolica, 26-27 maggio 2006, Milano, Pubblicazioni ISU, 2007, p. 109-133.

Consultazione e raccolta di diverse Condizioni di Polizza di varie Società Assicurative per la realizzazione del corpus di contratti assicurativi.

Consultazione e raccolta di 30 sentenze della Corte di Cassazione Sezione Lavoro per la realizzazione del corpus relativo allo studio del lemma “datorile”.

Sitografia

http://www.treccani.it/Portale/sito/lingua_italiana/mainLinguaItaliana.html : Portale Treccani- Neologismi della settimana.
http://www.attracco.it/orrori.htm : Dizionario degli Orrori a cura di Lamberto Tommasini.
http://dizionari.corriere.it/ : Sezione Dizionari consultabili dal Corriere della sera




Notes

↑ 1 Cfr. La terminologia assicurativa rappresenta uno dei campi tematici del linguaggio economico e finanziario, insieme a banche e risparmio, borsa e valori mobiliari, ecc, abbinate ad altrettanto varie tipologie testuali. (ZANOLA, 2007:109).

↑ 2 Altri esempi tipici di terminologia giuridica sono: “fatto illecito, insorgenza (del sinistro), lesioni personali colpose, procedimento penale, reato, spese di giustizia, transazione,etc”.

↑ 3Da un’ulteriore ricerca, il lemma ‘datoriale’ è stato ritrovato tra le definizioni dei neologismi del Dizionario degli Orrori curato da Lamberto Tommasini e Maurizio Fei, che lo annoverano nella rubrica in cui sono riportati tutti quegli orrori lessicali che essi chiariscono e spiritosamente definiscono «come mucillagini scatomorfe nel padule infetto e limaccioso del nostro linguaggio comune, provenienti dalle continue scariche inquinanti dei mass-media».

Datoriale- s.m. Qualifica, ma sarebbe meglio dire squalifica, una parte in una trattativa sindacale o in una vertenza giudiziaria. La parte datoriale contrapposta alla parte sociale, come dire confindustria e sindacato. Potrebbe essere considerata la figlia brutta e scemina della "parte padronale". Deriva dalla contrazione ed elisione del più corretto "parte rappresentante il datore di lavoro". E' anch'essa frutto della non mai abbastanza censurata, in queste pagine, abitudine ad abbreviare, a tralasciare, a considerare implicito (ci stava scappando "implicitare"), in una parola a far riposare il più possibile il poco cervello rimasto sveglio, per conservarlo ad attività più interessanti come guardare la pubblicità in televisione e seguirne supinamente i consigli.

Pour citer cet article :

Sabrina AULITTO, La terminologia in ambito assicurativo, Atti Convegno Assiterm 2009, Publifarum, n. 12, pubblicato il 01/12/2010, consultato il 17/12/2017, url: http://publifarum.farum.it/ezine_articles.php?id=170

 

Dipartimento di Lingue e Culture Moderne - Università di Genova
Open Access Journal - ISSN électronique 1824-7482

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