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Tendenze recenti nella formazione delle parole nuove

Valeria DELLA VALLE


Per parlare delle tendenze recenti nella formazione delle parole nuove della lingua italiana mi baserò sui dati raccolti, nel corso degli ultimi dieci anni, dall’ONLI, l’Osservatorio neologico della lingua italiana, che coordino con Giovanni Adamo: l’archivio documentario dell’ONLI è costituito sulla base dello spoglio dei principali quotidiani nazionali, di molti altri a diffusione locale e di testate che riflettono i più diversi orientamenti politici e sociali. Attraverso queste fonti è stato possibile verificare l’arricchimento e l’evoluzione del lessico italiano dal 1998 a oggi, attraverso gli oltre 10.000 neologismi finora raccolti, per un totale di 40.000 contesti giornalistici1. Recentemente abbiamo anche diretto e pubblicato, per conto dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana in collaborazione con l’Istituto per il Lessico Intellettuale Europeo e Storia delle Idee del Consiglio Nazionale delle Ricerche, il volume Neologismi. Parole nuove dai giornali.

Ora, basandoci su questo spaccato, e sintetizzando al massimo le osservazioni, quale primo bilancio si può tentare? Come prima osservazione, possiamo dire che i criteri e i processi di formazione delle parole nuove dell’italiano, almeno per quanto riguarda il linguaggio giornalistico, si mantengono generalmente – nonostante gli allarmi lanciati ripetutamente sulla prossima presunta fine della lingua italiana e del suo lessico – nel solco della tradizione. Inutile aggiungere che il lessico usato nei quotidiani ha un ruolo di primaria importanza, se consideriamo l’opera di diffusione e di influenza da essi esercitata nella lingua d’uso, nel loro ruolo di fonte scritta e di modello.

Per quanto riguarda l’aspetto morfologico, continua a mostrare grande vitalità la derivazione da basi verbali e nominali tramite l’aggiunta di suffissi e prefissi. Nell’ambito di questo procedimento emerge un notevole incremento di neoformazioni prefissate derivate da sostantivi, che assumono sempre più spesso una funzione aggettivale (si pensi a forme derivate ottenute con l’impiego del prefisso anti-: anti-artrite2, antironde3, antivelo4, ecc.). Particolarmente produttivo il prefisso non-, forse per influenza di analoghe espressioni di origine inglese (non autosufficiente, non persona). La stessa cosa vale per il prefisso no- (no fumo, no Tav).

Un notevole incremento si è registrato e continua a registrarsi nella diffusione dei deonomastici, con una tendenza a volte addirittura parossistica e spesso venata di intenti scherzosi, ironici o polemici: basti pensare al numero di derivati da nomi di noti politici, che non citerò perché ampiamente noti.

Risultano in espansione le forme di abbreviazioni e accorciamenti: mi riferisco sia a quelli frequenti nella lingua parlata, specialmente tra i giovani, ma rappresentati anche nello scritto (prof, profe, profia), sia a quelli nati per irradiazione dal modello anglo americano (per esempio, da neocon > democon ‘conservatore di matrice democratica e liberale’, e poi ecodem ‘ecologista democratico’ e teolib ‘chi esibisce concezioni politiche e religiose conservatrici di impronta liberale’, ecc.).

Per quanto riguarda le neoformazioni composte, va detto che la maggior parte delle neoformazioni raccolte mostra di seguire il modello compositivo proprio dell’italiano, e che solo il 25% se ne distacca, ricalcando la sequenza inglese e riproponendo l’ordine decrescente latino. L’impiego di affissi e confissi si conferma lo strumento più plastico e versatile per l’arricchimento del lessico. Tra i confissi mostrano grande vitalità quelli moderni, da cyber- a gastro- nella nuova accezione di ‘gastronomico’, ai vari euro-, non solo nel senso di ‘europeo’, ma anche di ‘relativo all’Unione europea’ e ‘relativo alla moneta Euro’, a net-, a turbo-, a web-, così come sono particolarmente vitali, in seconda posizione, non solo l’ormai sempre più diffuso -poli, ma anche -centrismo e -landia, col valore figurato di ‘terra, paese’.

Passando poi ad altri procedimenti, vorrei almeno nominare i conglomerati : non solo gratta e vinci, ma guarda e compra5, tassa e spendi6; stessa tenuta e diffusione mostrate anche dai tamponamenti (tivufonino ‘cellulare avanzato in grado di ricevere trasmissioni televisive’, cantascrittore ‘cantautore che è anche scrittore’ o ‘scrittore che si esibisce cantando’, o leniterapia ‘terapia per alleviare il dolore di patologie gravi’).

Abbiamo notato anche indizi di un processo di progressiva familiarizzazione di acronimi e sigle nel lessico italiano, trasformati in veri e propri nomi che il parlante medio non è più in grado di sciogliere (cito almeno Mose ‘Modulo sperimentale elettromeccanico per difendere Venezia dall’acqua alta’): a testimoniare l’inserimento a pieno titolo nel nostro patrimonio lessicale stanno anche acronimi e sigle che hanno dato luogo a neoformazioni derivate (aennino ‘appartenente o sostenitore di Alleanza nazionale’, gieffino ‘partecipante al Grande Fratello’, suvista ‘chi possiede un Suv, Sport utility vehicle’, o i già tramontati dico ‘diritti e doveri delle persone stabilmente conviventi’ e pacs ‘patto civile di solidarietà’ – da cui pacsarsi –, che sono stati più recentemente sostituiti dai Didore7 e che probabilmente vedranno sorgere ancora altri acronimi prima di arrivare a una definizione legislativa del problema).

Altra tendenza osservata è quella rappresentata dai neologismi deacronimici, che si espandono e che sembrano arginare in una certa misura la sempre più nutrita presenza di acronimi e sigle, in un tentativo di assimilarli alle altre unità lessicali, sia dal punto di vista fonetico sia da quello grafico (cito cieffeelle ‘chi è assunto con un contratto di formazione e lavoro’, diggì ‘direttore generale’, essemmesse ‘short message service’).

Sono presenti anche fenomeni di transcategorizzazione, con passaggio da aggettivo a nome con nuova funzione sintattica. Cito almeno fisso ‘impianto telofonico collegato da fili’, intermittente ‘lavoratore con contratto a tempo determinato, al quale si richiedono prestazioni lavorative a intervalli più o meno regolari’, mobile ‘telefono cellulare, telefono mobile’.

Per le unità polirematiche, si tratta di un procedimento in continua espansione, dovuto alla capacità di supplire a eventuali carenze nel settore aggettivale (area di eccellenza ‘settore che si pone come punto di riferimento avanzato in vari campi’), alla possibilità di costituire o riproporre un modello paradigmatico (programma di protezione ‘istituto giuridico per la tutela dei collaboratori di giustizia’), alle frequenti corrispondenze con altre lingue (aborto chimico). Si tratta di formazioni nate in ambiti specialistici e poi velocemente assorbite nel lessico d’uso comune, anche perché spesso riguardano settori di grande interesse sociale (affidamento condiviso, profilo tariffario, canale tematico, federalismo solidale).

Per quanto riguarda i neologismi semantici, è proprio in questo settore che abbiamo potuto riscontrare le manifestazioni più vivaci delle formazioni neologiche, con slittamenti d’àmbito e significato (da calendarista ‘chi posa per calendari fotografici’ a concertista ‘chi compie azioni di concerto con altri)o con il passaggio di termini da un settore specialistico a un altro (omogamia ‘matrimonio tra persone appartenenti allo stesso ceto o ambito professionale’).

Notevoli sono anche le neoformazioni coniate avvalendosi della metaforizzazione (scollinare ‘oltrepassare il limite stabilito, stellato ‘segnalato con una o più stelle in una guida gastronomica’), dei vari tipi di metonimia (casco rosso ‘vigile del fuoco’ o di metonimia topografica (Corso Italia, via della Scrofa, Eurotower ‘la banca centrale europea a Francoforte’). Altrettanto frequente il ricorso all’antonomasia (Cavaliere, Pirata, Professore).

Un caso particolare è quello della enfasi espressiva, accorgimento di tipo fonografematico consistente nel mettere in evidenza, sia dal punto di vista della scrittura sia da quello della pronuncia, usi ironici o polemici di parole, come dibbbattito, gggente, gggiovane.

Più che sui forestierismi, argomento noto e prevedibile, mi soffermerò sui calchi, perché le neoformazioni acclimate attraverso questo meccanismo sono numerosissime e risultano tanto naturali e ben inserite nel sistema linguistico da non essere sempre riconoscibili. Basti pensare a esempi di calco semantico dall’ingl. profiling come profilazione ‘la stesura di un profilo mediante l’identificazione e la raccolta dei dati personali di qualcuno’, di calco traduzione come guidatore designato8, da designated driver, di calco omonimico da neuroimaging, come neuroimmagine ‘rappresentazione del sistema nervoso con tecniche di risonanza magnetica’, di calco sinonimico come pedaggio ombra da shadow toll, ‘sistema di rimborso pagato in misura relativa al volume di traffico sviluppato su strade date in concessione a gestori privati’.

Sebbene l’italiano sembri preferire l’adozione di prestiti integrali al meccanismo dell’adattamento, tuttavia si segnalano casi in controtendenza, non solo in forme come bluejackare ‘contattare qualcuno mediante la tecnologia Bluejacking’ e fotoscioppare ‘ritoccare una fotografia mediante il programma informatico Photoshop’, ma anche per designare nuove mode, condizioni, orientamenti (adultescente ‘persona adulta che si comporta da adolescente’, nutricosmetica ‘la cura della pelle con integratori alimentari’, cognitariato ‘precariato intellettuale’, da cognitariat), fino al diffusissimo susci, con adattamento nella grafia alle caratteristiche fonografematiche della nostra lingua.

Un capitolo a parte è rappresentato dalle neoformazioni d’autore, che vedono una specie di gara tra editorialisti, politologi, politici, studiosi per lanciare nuove parole. Citerò solo tre delle numerosissime rilevate: ciecopacismo9 di Giovanni Sartori, dizionarite10 di Enzo Golino, verbiparo11 di Vittorio Coletti.

Anche questa capacità inventiva e creativa da parte di chi scrive sui giornali, sostituendosi agli scrittori, la cui vena onomaturgica se non spenta, è sicuramente in calo, non può che essere vista come segno positivo di una lingua che riesce, nonostante tutto, a trovare risorse per invenzioni polemiche, ironiche, scherzose, talvolta destinate anche a durare.

In questa veloce e sintetica carrellata ho cercato di riassumere quelle che sono le principali linee di tendenza registrate attraverso le lenti del nostro osservatorio: lenti attente a cogliere, di volta in volta, le manifestazioni di reattività e vivacità dell’italiano o di assimilazione di modelli provenienti da altre lingue, e in particolare da quella inglese. A questo proposito, vorrei solo aggiungere che un alto numero delle formazioni registrate possono essere considerate veri e propri «internazionalismi», perché adattano o ricalcano in vario modo elementi lessicali – spesso di matrice inglese o angloamericana – e si riferiscono ai grandi eventi di portata mondiale o alle esperienze della vita quotidiana, che tendono a somigliarsi sempre più in ogni luogo del pianeta. Si pensi a espressioni come aiuto umanitario, cavaliere bianco, eccezione culturale, lavoratore della conoscenza, risparmio etico e sorgente aperta, ormai stabilmente entrate non solo nella nostra lingua, ma nelle principali lingue di cultura d’Europa.

Bibliografia

Giovanni Adamo-Valeria Della Valle, Neologismi quotidiani. Un dizionario a cavallo del millennio (1998-2003), (Lessico Intellettuale Europeo, 95), Firenze, Leo S. Olschki Editore, 2003, xxxii-1096 p., ISBN 88-222-5288-8.
Giovanni Adamo-Valeria Della Valle (a cura di), Innovazione lessicale e terminologie specialistiche, (Lessico Intellettuale Europeo, 92), Firenze, Leo S. Olschki Editore, 2003, xii-262 p. , ISBN 88-222-5200-4.
Giovanni Adamo-Valeria Della Valle, L’Osservatorio neologico della lingua italiana: linee di tendenza nell’innovazione lessicale dell’italiano contemporaneo, in: Innovazione lessicale e terminologie specialistiche, a cura di Giovanni Adamo e Valeria Della Valle, Firenze, Leo S. Olschki Editore, 2003, pp. 83-105.
Giovanni Adamo-Valeria Della Valle, Formations néologiques en italien contemporain. Sondage d’un corpus de la presse quotidienne, in: L’innovation lexicale, textes réunis et présentés par Jean-François Sablayrolles, Paris, Honoré Champion Éditeur, 2003, pp. 99-124.
Giovanni Adamo-Valeria Della Valle, 2006 parole nuove. Un dizionario di neologismi dai giornali, Milano, Sperling & Kupfer, 2005, xvi-509 p., ISBN 88-200-3971-0.
Giovanni Adamo-Valeria Della Valle (a cura di), Che fine fanno i neologismi? A cento anni dalla pubblicazione del Dizionario moderno di Alfredo Panzini, (Lessico Intellettuale Europeo, 101), Firenze, Leo S. Olschki Editore, 2006, x-127 p., ISBN 978-88-430-4605-8.
Giovanni Adamo, Terminologia e neologia. Prospettive della lingua italiana e cooperazione con le lingue neolatine, in: Actas del Tercer seminario de la Escuela interlatina de altos estudios en lingüística aplicada. La lexicografía plurilingüe en lenguas latinas (San Millán de la Cogolla, 22-25 de octubre de 2003), Logroño, Fundación San Millán de la Cogolla, 2006, pp. 237-243.
Giovanni Adamo, Linee di tendenza della neologia in lingua italiana, in: Germà Colón Domènech-Lluís Gimeno Betí (eds.), Els noms i els conceptes: noves tendències en l’estudi del lèxic, Castelló de la Plana, Universitat Jaume I, 2006, pp. 13-33.
Giovanni Adamo-Valeria Della Valle, voce Neologismo, in: Enciclopedia italiana di scienze, lettere ed arti. XXI Secolo. VII Appendice, Roma, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, 2007, vol. II, F-PA, pp. 458-460.
Giovanni Adamo-Valeria Della Valle, Le parole del lessico italiano, (Le Bussole, 316), Roma, Carocci Editore, 2008, 112 p., ISBN 88-222-5530-5.
Giovanni Adamo-Valeria Della Valle (direttori scientifici), Il Vocabolario Treccani. Neologismi. Parole nuove dai giornali, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, 2008, lxi-718 p. (edizione speciale per le librerie, Roma 2009).
Giovanni Adamo, L’Osservatorio neologico della lingua italiana (Onli), in: Actas del Primer Congreso Internacional de Neología en las lenguas románicas (Barcelona, 7-10 de mayo de 2008), (in corso di stampa).




Notes

↑ 1Nel testo verranno presentati alcuni esempi delle neoformazioni raccolte dall’ONLI. Per quelle più immediatamente comprensibili non si riporteranno in nota i contesti d’uso, che saranno invece illustrati per i neologismi che richiedono una più ampia documentazione, anche degli usi morfosintattici.

↑ 2anti-artrite agg. inv. Che previene o cura l'artrite. ♦ [tit.] «Quei rimedi anti-artrite fanno male al cuore». (Mattino,23 agosto 2001, p. 2, Primo piano) • Con i farmaci-taxi si evitano i dolori allo stomaco e si riesce a concentrare direttamente nell'articolazione il farmaco anti-artrite. (Daniele Amoruso, Repubblica, 12 novembre 2002, p. 10) • I ricercatori del Roslin Institute di Edimburgo (quello della pecora Dolly) sono riusciti a creare circa 500 galline con Dna umano che producono nell'albume delle uova farmaci come l'interferone (sclerosi multipla) o come un anticorpo anti-artrite. (Corriere della sera, 15 gennaio 2007, p. 19). Già attestato nella Repubblica del 23 agosto 1996, p. 37, Spettacoli e Tv (Silvia Fumarola).

↑ 3anti-ronde (anti ronde), agg. Che manifesta la propria contrarietà alle ronde di vigilanza compiute da privati cittadini. ♦ [tit.] Disobbedienti anti-ronde, 15 denunce / La Digos identifica i responsabili: sassi e uova anche contro la polizia (Corriere del Veneto, 4 febbraio 2007, Padova, p. 8). Già attestato nella Stampa dell’11 giugno 1996, p. 12, Interno (Brunella Giovara), nella variante grafica anti ronde.

↑ 4anti-velo agg. inv. Che contrasta l'uso del velo femminile come simbolo di appartenenza religiosa. ♦ Le divisioni del campo politico sono complicate dalle voci che dall’estero si sono levate sempre più rumorose attorno alla «legge anti-velo». (Clelia Cirvilleri, Liberazione, 5 marzo 2004, p. 10, Mondo) • senza dare pubblicità alla cosa, [Daniela] Santanchè ha iniziato a raccogliere firme su una sua proposta di legge anti-velo. (Francesco Bei, Repubblica, 19 gennaio 2007, p. 12).

↑ 5guarda e compra loc. s.le m. inv. Esposizione commerciale, evento fieristico dedicato alla vendita diretta e all'acquisto di merci varie. ♦ Oggi l'accento viene posto soprattutto sul commercio elettronico, con pressioni fortissime per esercitare forme di censura che trasformino Internet in un luogo asettico, in un enorme supermercato dove l'interattività è chiusa nello schema «guarda e compra», dove aggirarsi senza che alcuna manifestazione diversa o dissenziente distolga dalla pura attività di consumo. (Stefano Rodotà, Repubblica, 10 febbraio 2001, p. 44, Commenti) • Smau, forte del successo incontrato lo scorso anno, ripete l'iniziativa del «guarda e compra» nel negozio Saturn. Allestito all'interno del padiglione 15, su 3000 metri quadri. Telefonini, lettori Mp3, videocamere digitali tutto scontato e pronto alla consegna. (Umberto Torelli, Corriere della sera, 23 ottobre 2004, p. 54, Lombardia).

↑ 6tassa e spendi loc. agg.le inv. Che aumenta continuamente la pressione fiscale per soddisfare le esigenze di una spesa pubblica sempre crescente. ♦ Caro direttore, pochi osservatori hanno notato che il combinato disposto del primo «decreto Tesoretto», della legge Finanziaria, del secondo decreto e dell'accordo sul Welfare comportano circa 37 miliardi di spesa pubblica, sostanzialmente senza nessun taglio reale di spesa, e ovviamente senza nessuna riduzione di entrate. Il partito del «tassa e spendi» ha quindi vinto ancora una volta la sua battaglia. (Lamberto Dini, Corriere della sera, 27 novembre 2007, p. 1, Prima pagina) • «Non esiste nessun tesoretto. Lo ha scritto con chiarezza di cifre il più autorevole quotidiano economico, Il Sole 24 Ore, sostenendo che ci sarebbe addirittura un buco di 7 miliardi di euro. Il governo Prodi ha alzato di tre punti la tassazione Irpef. Su base annua, fanno 45 miliardi di euro di maggiori entrate. Sono soldi che sono stati spesi quasi tutti con la logica che anche un ex esponente dell'Unione, Lamberto Dini, ha definito "tassa e spendi"» [Silvio Berlusconi intervistato da Luigi Amicone]. (Giornale, 12 febbraio 2008, p. 5, Il fatto). Già attestato nel Corriere della sera del 10 luglio 1992, p. 9, Esteri (Gianni Riotta).

↑ 7Didore (Didoré), s. m. inv. Acronimo di Diritti e doveri di reciprocità dei conviventi, proposta di legge presentata nell'autunno del 2008. ♦ [tit.] E [Renato] Brunetta lanciò i «DiDoRe»: coppie di fatto, diritti ma senza costi [testo] […] ai «Didoré», come li chiama, Brunetta non ha ancora rinunciato. Non vorrebbe parlarne. La prima preoccupazione è evitare polemiche, non replicare alle critiche del mondo cattolico, espresse prima da Avvenire e ora da Famiglia Cristiana. Però il ministro della Funzione pubblica non rinuncia a chiarire meglio il suo progetto. «Né Dico, né Pacs. Con il pretesto dei diritti, la sinistra intendeva puntare alla roba. Assalire la diligenza del welfare. In particolare, le pensioni di reversibilità; su cui l'Italia ha già le norme più generose al mondo, che però non affondano il sistema perché di solito un coniuge sopravvive all'altro di una manciata di anni. Ma con i Dico il superstite avrebbe percepito la pensione per venti o trent'anni: un disastro. Al contrario, i Didoré – DIritti e DOveri di REciprocità dei conviventi – non prevedono oneri per lo Stato. Non un solo euro a carico del contribuente. Non welfare; diritti individuali». (Aldo Cazzullo, Corriere della sera, 17 settembre 2008, p. 1, Prima pagina) • I vecchi «Dico» di [Romano] Prodi-[Giuliano] Amato diventano i «Didore»: una proposta di legge sui «diritti e i doveri di reciprocità dei conviventi» – sostenuta dai ministri Renato Brunetta e Gianfranco Rotondi, sottoscritta da sessanta deputati del Pdl e di cui molti considerano ispiratore lo stesso [Gianfranco] Fini – che sarà sdoganata a Montecitorio all'indomani delle elezioni europee e amministrative. (Em. Pa., Sole 24 Ore, 14 maggio 2009, p. 17, Politica e società).

↑ 8guidatore designato loc. s.le m. Chi riceve l'incarico di guidare un autoveicolo, impegnandosi con i terzi trasportati a non assumere bevande alcoliche prima di mettersi al volante. ♦ Il primo obiettivo immediato era quello di diffondere la pratica del «guidatore designato», uno dei componenti le comitive che accetta di non bere alcolici e mantenersi sobrio per riportare a casa gli altri convitati, senza problemi e senza rischi. (Giulio Mangano, Stampa, 4 gennaio 2001, p. 27, Motori) • Il «guidatore designato». Questa nuova figura, che in Inghilterra esiste già (si chiama «bobby»), si impegna a non bere, mentre i gestori delle discoteche si impegnano a non vendergli alcool. Avrà un segno di riconoscimento che potrà essere un braccialetto o un timbro sulla mano e per convincerlo alla sua rinuncia riceverà biglietti omaggio per la discoteca e sconti sugli analcolici. (Paola Tamborlini, Mattino, 17 marzo 2007, p. 15, Attualità) • Sette giovani su dieci sarebbero disponibili ad offrirsi come «guidatore designato» e a non bere per riaccompagnare gli amici a casa. Ma solo il 49% lo fa realmente, mentre gli altri si mettono al volante anche se hanno bevuto (il 33% sempre e comunque). Cresce la consapevolezza dei giovani sulla sicurezza stradale e sui rischi dell’alcool, ma la realtà è ancora lontana da comportamenti virtuosi. (Alessia Guerrieri, Avvenire, 29 ottobre 2008, p. 11, Oggi Italia).

↑ 9ciecopacismo s. m. (iron.) Il pacifismo sostenuto in modo acritico. ♦ Per i sempliciotti del «ciecopacismo» (come li ho già chiamati) la soluzione è, appunto, semplicissima: via subito dall'Iraq. I ciecopacisti ci propongono una soluzione bugiarda? No. Alcuni dei loro generali mentono sapendo di mentire (sono soltanto dei demagoghi a caccia di voti), ma le truppe dei ciecopacisti sono sicuramente in buona fede. Il che non toglie che la loro cecità li faccia sbagliare. Il ciecopacismo non mi stupisce. Mi stupisce però come un nobile ideale, l'ideale della pace, si possa capovolgere in un meschino egoismo di pochissima nobiltà. (Giovanni Sartori, Corriere della sera, 20 aprile 2004, p. 1, Prima pagina) • A questo punto le accuse di velleitarismo, di utopismo, suicidi al ciecopacismo, le accuse di viltà, di cedimento al nemico […] vanno a cozzare con questa semplice domanda: se si è impotenti a continuare la sanguinosa occupazione […] che si fa? (Giorgio Bocca, Repubblica, 21 aprile 2004, p. 17, Commenti).

↑ 10dizionarite s. f. (iron.) Produzione di dizionari a getto continuo. ♦ Quanto influisce la dizionarite editoriale sulla reale acquisizione della lingua? [...] È anche vero però che nella «dizionarite editoriale» si annidano aspetti di puro consumismo, di deformazione merceologica, secondo il malinteso concetto che il dizionario migliore è quello che ha più parole. (Enzo Golino, Repubblica, 11 marzo 2003, p. 41, Cultura) • Tutto questo movimento induce i lessicografi e gli editori ad aggiornare i dizionari, accettando – anche i più tradizionali – parole nuove di prevedibile carattere effimero ma favorite dal rapido veicolo mediatico e dal Signor Uso di manzoniana memoria. Il mercato dei lettori sembra gradire: della sola lingua italiana sono in circolazione 253 dizionari, […] Senza contare i dialettali, i bilingui, quelli di lingue straniere. Insomma, un'autentica dizionarite… (Enzo Golino, Repubblica, 18 maggio 2005, p. 50, Cultura).

↑ 11verbiparo agg. (iron.) Che genera, produce parole. ♦ Ma certe parole-beffa, da qualunque schieramento patrocinate, languono inerti: «rompiscatolismo, troppismo, prestanomismo, occorrismo» e via ismeggiando in una «attività verbipara» (dice [Vittorio] Coletti, con ironico neologismo) minata dall'insuccesso. (Enzo Golino, Repubblica, 18 maggio 2005, p. 50, Cultura).

Pour citer cet article :

Valeria DELLA VALLE, Tendenze recenti nella formazione delle parole nuove, Atti Convegno Assiterm 2009, Publifarum, n. 12, pubblicato il 01/12/2010, consultato il 29/03/2017, url: http://publifarum.farum.it/ezine_articles.php?id=164

 

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