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Figli e genitori del Nuovo Millennio: variazioni diacroniche nella terminologia italiana e francese della filiazione

Enrica BRACCHI



Premessa

In questo articolo presenterò una riflessione sulla terminologia italiana —d'Italia— e francese —di Francia1— della filiazione, analizzandone inizialmente le variazioni diacroniche, che sono state dovute, tra l'altro, all'evoluzione sociale e giuridica in materia di assetti fami(g)liari2, che hanno caratterizzato la maggior parte dei paesi dell'emisfero settentrionale, in particolar modo negli ultimi trent'anni. In un secondo momento delineerò le principali caratteristiche della lingua di specialità della filiazione, che costituisce un lessico che si arricchisce costantemente a causa della rapidità con la quale appaiono e mutano le realtà strettamente connesse alla filiazione stessa.

 

1. La filiazione nel Nuovo Millennio: une question de [mot]

Prima di concentrarmi sugli aspetti terminologici, mi pare necessario definire la filiazione e situare questo legame ancestrale che unisce un bambino al padre e alla madre, nel contesto sociale attuale. La società vede una mutazione della famille PME3 (Papa-Maman-Enfant/padre-madre-figlio) come la definisce la psicanalista Catherine Audibert (ROBIN, 2009: 114). Questa struttura non è più il modello esclusivo perché la coppia/couple genitoriale tradizionale (eterosessuale, formata da un uomo e da una donna, uniti in matrimonio) a volte "scoppia" (in caso di separazione e divorzio), "si sdoppia" e si trasforma in trouple4 (quando si parla di famiglie ricostituite, di fecondazione eterologa o di maternità per conto terzi) o "raddoppia" (genitori biologici versus genitori sociali). "Nuovi" figli e "nuovi" genitori entrano così a far parte dello scenario sociale di una nazione, implicando anche un'accettazione dal punto di vista linguistico e giuridico perché queste nuove realtà devono essere nominate e regolamentate.

Ma che cosa si intende per filiazione? A che realtà rinvia esattamente questo termine, oggi? In generale, quando si pensa a "filiazione", unità lessicale che deriva dal latino filius, si sottintende la filiazione biologica, che coincide con la riproduzione. Questo termine rinvia quindi al fatto di "essere figlio di" e, come afferma la psicologa Maria Clelia Zurlo (ZURLO, 2002: 3), è usato essenzialmente in due accezioni: l'una rinvia direttamente alla procreazione, l'altra si riferisce al rapporto tra figlio e genitori. Questa duplice accezione esiste perché il legame di filiazione può essere analizzato su due livelli di significato, uno biologico ed uno simbolico. Quest'ultimo è molto più complesso e ampio in quanto comprende numerosi altri elementi come la partecipazione a una discendenza, l'esistenza di legami sociali e affettivi e la condivisione di diritti e doveri (SEGALEN, 2006: 39). Inoltre, oggi, la filiazione è soggetta a trasformazioni rapide e rilevanti dovute al costante rapporto tra evoluzione della società ed evoluzione del diritto, un fenomeno che in questi ultimi anni è stato particolarmente considerevole. A ciò possiamo anche aggiungere il progresso in ambito scientifico e medico che ha permesso di ottenere risultati —impensabili ed impossibili fino a qualche tempo fa— in materia di procreazione e riproduzione umana. La filiazione è diventata così fonte di intensi dibattiti che implicano diverse sfere del sapere, dal diritto, all'antropologia, alla sociologia alla psicologia, alla medicina e, come vedremo, anche alla terminologia. Le mie ricerche mi hanno infatti permesso di constatare che nel campo della filiazione le "parole" occupano un posto di grande importanza e svolgono un ruolo di rilievo.

Nel Nuovo Millennio, la filiazione è una vera e propria question de [mot]: ovvero di maux/mali, ma anche di mots/parole. La filiazione è una questione di "mali" perché il concepimento e la procreazione sono esperienze dolorose per alcune coppie che non possono generare in modo naturale a causa di vari fattori che possono essere biologici, psicologici o esterni5. In questo articolo, mi concentrerò in particolar modo su [mot] nel senso di "parole", ma anche di "termini". L'uso della parola e, quindi, "il parlare di/il comunicare a proposito di" riveste un ruolo fondamentale nel campo della filiazione perché è grazie alla parola che alcune pratiche come la procreazione medicalmente assistita diventano più umane (BAGOT, GAMBIN, 2008). La parola risulta indispensabile per tentare di esprimere il lutto di un ventre che non potrà mai accogliere un bambino o ancora per spiegare agli altri che si può essere "fertili essendo sterili", ossia si può amare un bambino (adottato) anche se non è sangue del nostro sangue. Ma la filiazione è anche una questione di "termini" —e quindi di terminologia— perché le nuove realtà fami(g)liari che si stanno delineando nel contesto italiano e francese necessitano di essere nominate con molta precisione. Arduo compito perché questo nuove realtà nascono, si rinnovano e cambiano rapidamente. A ciò si deve aggiungere anche la coesistenza di parlanti con diversi gradi di conoscenza e di appropriazione dell'argomento, che usano registri di lingua differenti e che concorrono alla formazione di un lessico che si può rivelare problematico da un punto di vista concettuale e nozionale.

 

2. Le tappe dell'evoluzione della legislazione nel diritto di famiglia italiano e francese che hanno portato a variazioni terminologiche (dal 1999 ad oggi)

Per illustrare le variazioni diacroniche nella terminologia italiana e francese della filiazione ho scelto come punto di partenza la legislazione dei due paesi di riferimento. Questa scelta metodologica è stata giustificata dal fatto che la filiazione è, in primo luogo, un legame giuridico. In secondo luogo, il diritto di famiglia6 nei sistemi giuridici presi in esame, così come a livello europeo ed internazionale, è il ramo del diritto che ha visto il maggior numero di modificazioni e innovazioni legislative. E tutto questo con grande rapidità perché il diritto di famiglia regolamenta questioni strettamente legate all'organizzazione sociale e fami(g)liare di un paese e, di conseguenza, è in stretta relazione con le trasformazioni negli usi e costumi e nella percezione di determinate realtà.

Il periodo che mi accingo ad analizzare va dal 1999 ad oggi. La scelta di questo lasso di tempo è stata motivata dal fatto che dalle mie ricerche è emerso che quest'ultimo decennio è stato caratterizzato da una fioritura di leggi, decreti e disegni di legge in materia di organizzazione  fami(g)liare e di filiazione, sia in Italia che in Francia. Tale tendenza è il risultato di un'evoluzione —o involuzione secondo alcuni— in questo campo e questo fenomeno ha portato alla nascita di nuove realtà, che la società ha accettato (completamente o in parte), che la lingua ha nominato e che il diritto ha regolamentato o cerca di regolamentare, per colmare la vacatio legis o il vuoto legislativo che permane ancora in alcuni ambiti.

A livello terminologico, ho potuto constatare un intenso e rapido arricchimento del lessico di questo campo specifico. Ciò nonostante ci sembra necessario segnalare che la terminologia della filiazione è stata contraddistinta da variazioni diacroniche in epoche anche più lontane ed in particolare fin dall'inizio del XX secolo. Infatti, è a partire da questo periodo che il bambino comincia ad essere considerato come una "persona", a cui sono riconosciuti determinati diritti, e non solo più inteso come semplice infănte(m), cioè "colui che non può ancora parlare". Nel 1959 viene redatta la Dichiarazione dei diritti del fanciullo. Sempre nel XX secolo, non solo i bambini e, di conseguenza, i figli, ma anche la moglie/madre non sono più "proprietà" del marito/padre ed acquisiscono determinati diritti. La "potestà maritale" è abolita e la nozione di "patria potestà" viene sostituita dalla potestà genitoriale7/autorité parentale. Oggi, nelle legislazioni di molti Stati europei, a quest'ultima espressione se ne preferisce ormai un'altra: responsabilità genitoriale/responsabilité parentale. Questa variazione terminologica è determinata dal fatto che nel termine "potestà", sinonimo di potere e di dominio sui figli, «non vi può rientrare un complesso di doveri e di diritti funzionali ai doveri attribuiti ai genitori con una finalità di protezione dei figli» (PAZÉ, 2007: 8).

Da un primo sguardo di insieme alla linea del tempo

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si nota che la legislazione francese ha sempre preceduto e continua a precedere —anche se in alcuni casi di poco— quella italiana. Questo fenomeno è probabilmente ed in parte dovuto al fatto che in Italia la presenza della Santa Sede e l'esistenza di una tradizione cattolica predominante si traducono in una concezione tradizionale e millenaria che difende la sacralità della vita, del matrimonio e della famiglia, quest'ultima d'altronde intesa come "famiglia tradizionale", formata da genitori (due ed eterosessuali) uniti con matrimonio (cattolico) e da figli. Ne consegue una maggior lentezza nella regolamentazione in materia di diritto di famiglia.

La linea del tempo presenta solo i riferimenti normativi che, esplicitamente o implicitamente, hanno condotto a variazioni terminologiche nel lessico della filiazione. Il legislatore ha ampiamente legiferato in quattro campi: la filiazione tout court, le unioni non fondate sul matrimonio, l'adozione e, infine, la procreazione medicalmente assistita. Ho ritenuto importante indicare anche le pratiche della maternità surrogata8/mères porteuses9 e dell'affitto d'utero/location d'utérus, ovvero delle cosiddette pratiche, vietate sia in Italia che in Francia, di maternità per conto terzi/maternité pour autrui, che consentono alle coppie in cui la donna non può portare a termine una gravidanza di comunque procreare un figlio, che avrà il suo patrimonio genetico o, almeno, quello del padre.

In base a quanto affermato prima, la legislazione propone delle variazioni terminologiche in modo esplicito o implicito. Nel testo dell'ordinanza francese 2005-759, ratificata dalla legge 2009-61, e del disegno di legge italiano del 2007 - "Delega del Governo per la revisione della normativa in materia di filiazione" viene specificatamente indicata una modifica nella terminologia in materia di filiazione. Il legislatore francese elimina dal Codice civile (artt. 17 e 18 dell'ordinanza) gli aggettivi légitime/legittimoe naturel/naturale, riferiti all'enfant/figlio. Il disegno di legge italiano (art. 2) propone, invece, l'introduzione delle espressioni "nel matrimonio" e "fuori del matrimonio" per qualificare la filiazione precedentemente chiamata "legittima" e "naturale". Se quest'ultimo disegno di legge sarà approvato in Parlamento, vi sarà anche una variazione nell'appellazione del figlio che verrà definito come "nato nel matrimonio" o "nato fuori del matrimonio". L'ordinanza francese si colloca nella linea di piena tutela dei figli, della garanzia della dignità umana e dell'unificazione dello status di filiazione onde evitare qualsiasi tipo di discriminazione fondata sulla nascita. Il disegno di legge italiano, invece, rispecchia solo parzialmente questa tendenza, condivisa a livello europeo, di non discriminazione tra figli, perché nel sistema giuridico della Penisola permane ancora una distinzione tra figli nati in costanza di matrimonio o fuori del matrimonio.

Un altro esempio in cui si ricorre a una variazione terminologica, lo ritroviamo nel disegno di legge francese Autorité parentale et droits des tiers10 del 2 marzo 2009. Rispetto al disegno di legge preliminare del 15 giugno 2008, vi è stata una modifica e, al posto di père e mère, viene utilizzato il termine parents, che consente di evitare il riferimento al sesso dei genitori. Questo perché la proposta di legge in questione è destinata in particolar modo alle couples homoparentaux/coppie omogenitoriali11 in cui, oltre al genitore (biologico e/o legale) vi è un tiers/terzo, ovvero il secondo adulto della coppia, per il quale, fino ad ora, non esiste alcun riconoscimento giuridico. La proposta di legge si prefigge di riconoscere, oltre al genitore (biologico e/o legale), il parent de fait/genitore di fatto, appellazione che, nel contesto delle coppie omosessuali, ha ormai sostituito parent social/genitore sociale (MICOUD, 2009).

Per quanto riguarda la legislazione in materia di unioni non fondate sul matrimonio, a partire dalla legge francese 99-944 sul PACS (Pacte civile de solidarité)12, a cui hanno fatto seguito numerose proposte e disegni di legge italiani13, si è andata formando una microlingua delle "nuove" fami(g)lie e delle "nuove" genitorialità14. Ci troviamo così di fronte a una vera e propria "babele linguistica" in tema di famiglia (SARACENO, NALDINI, 2001), che rispecchia il fenomeno di pluralizzazione delle strutture fami(g)liari. Sul piano terminologico abbiamo potuto riscontrare una "fluttuazione semantica" e una "polisemia" del lemma famiglia. La lingua si è rapidamente adattata, è evoluta e ha trovato il modo di nominare le "nuove" fami(g)lie tramite derivati (in senso lato) della parola famiglia, come famiglia monogenitoriale/famille monoparentale, famiglia ricostituita/famille recomposée, famiglia unipersonale/famille unipersonnelle, e "parasinonimi", come convivenza/concubinage, coppia/couple, unione/union (BRACCHI, 2008: 125).E in queste nuove configurazioni fami(g)liari, la coppia genitoriale "tradizionale", formata da un uomo e una donna che hanno procreato il proprio figlio, viene affiancata da nuove figure genitoriali. Nelle famiglie ricostituite troviamo ad esempio la figura del genitore sociale/parent social15, ovvero il compagno/la compagna o il nuovo marito/la nuova moglie del genitore biologico e legale che non ha alcun legame biologico o giuridico con la prole dell'altro, ma che se ne occupa.

Il lessico dell'adozione, invece, è caratterizzato da un gran numero di espressioni sintagmatiche di stampo giuridico come abilitazione/agrément, dichiarazione di adottabilità/déclaration d'adoptabilité, dichiarazione di idoneità/déclaration d'aptitude. In effetti, la filiazione è una pratica ancestrale16 ed esiste una vasta normativa in materia. Inoltre l'adozione, così come la procreazione medicalmente assistita, comportano la presenza di uno o più genitori (biologici)/parents (biologiques) e di due genitori legali/parents. La lingua francese permetterebbe di distinguere il "genitore (biologico)" (colui che trasmette il patrimonio genetico) dal "genitore" (colui/colei che è legalmente padre/madre), utilizzando rispettivamente i termini géniteur e parent. Nonostante ciò, l'uso del termine géniteur è rarissimo e si preferisceparent biologique.

Nella terminologia propria alla procreazione medicalmente assistita/procréation médicalement assistée (PMA),ed in particolare nella pratica della fecondazione eterologa, che è vietata in Italia e legale in Francia, esiste un neologismo che permette di raggruppare i tre attori (l'uomo e la donna che formano la coppia, il donatore di sperma o la donatrice di ovociti) che partecipano alla procreazione e, in seguito, alla determinazione del legame di filiazione: la coppia/couple viene sostituita dal trouple, termine che non è ancora stato recensito in italiano. Le appellazioni riferite ai figli sono invece caratterizzate da riferimenti alla (fanta)scienza: bambino artificiale/enfant artificiel, figlio della provetta/bébé éprouvette, bambino surgelato/enfant congelé.

Infine, nelle pratiche attualmente illegali, sia in Italia che in Francia, della maternità per conto terzi/maternité pour autrui, la terminologia adotta termini propri al lessico economico. Questo è dovuto probabilmente al fatto che questa pratica si realizza quasi sempre contro pagamento di un corrispettivo in denaro17. Ecco alcuni esempi: affitto d'utero/location d'utérus, genitori committenti/parents commanditaires, contratto di maternità surrogata/contrat de mère porteuse. Esiste una mancanza di chiarezza a livello terminologico e di significato in questo campo. In effetti, le espressioni sintagmatiche maternità surrogata/mère porteuse e affitto d'utero/location d'utérus sono spesso usate come parasinonimi, a seconda del contesto, rispettivamente giuridico e giornalistico. Secondo la giurista Giovanna Batia (BATIA: 5,6), invece, questi sintagmi dovrebbero essere impiegati ciascuno per indicare una delle due possibilità di realizzazione della maternità per surrogazione. Si dovrebbe parlare di "affitto d'utero" quando la donna che porta a termine la gestazione mette semplicemente a disposizione il proprio utero, dopo aver ricevuto l'ovocita fecondato di un'altra donna. Quest'ultima può essere la donna che desidera il figlio (madre "committente") o un'altra donna (terza donatrice). Si dovrebbe al contrario parlare di "maternità surrogata" quando la donna (madre "sostituta" e anche "genetica") fornisce l'ovocita e porta a termine la gravidanza.

 

3. Le principali caratteristiche della terminologia italiana e francese della filiazione del Nuovo Millennio

Ho identificato tre caratteristiche che contraddistinguono la terminologia italiana e francese della filiazione. La scelta metodologica di partire da una riflessione sull'evoluzione della legislazione mi ha permesso di prendere in esame in primis il lessico giuridico18 utilizzato in questo campo. Un'analisi limitata alla terminologia giuridica non si sarebbe tuttavia rivelata esaustiva in quanto la lingua speciale della filiazione viene utilizzata a diversi livelli.

Una «differenziazione verticale»19 è stata quindi necessaria e questa mi ha portata ad individuare la prima caratteristica della terminologia della filiazione: l'esistenza di quattro terminologie che concorrono alla costituzione della microlingua in esame. Infatti, la filiazione, oltre ad essere un legame giuridico, è anche una questione che riguarda direttamente l'antropologia, la sociologia, la psicologia e la medicina. Nel lessico della filiazione troviamo quindi termini ed espressioni specifiche di questi campi. Dobbiamo poi prendere in considerazione i protagonisti principali (figli e genitori) di queste "nuove" filiazioni che ricoprono una funzione significativa sul piano lessicale, in quanto, a volte, coniano nuovi termini per definire determinate realtà alle quali si trovano confrontati e, infine, la terminologia dei media, ed in particolare quella dei numerosi siti Internet dedicati alle problematiche legate alla filiazione e quella dei giornali. Questa differenziazione verticale porta a fenomeni di "risemantizzazione" del lessico, ovvero di "volgarizzazione" e di "devolgarizzazione". Si ha "volgarizzazione" quando i termini specialistici (giuridici, sociologici, psicologici, medici...) vengono integrati nel lessico di non specialistici ed in particolare dei protagonisti, come nel caso del sintagma giuridico "minore in stato di adozione/enfant adoptable". Si ha, invece, "devolgarizzazione" quando i termini coniati da non specialisti (protagonisti o giornalisti) sono via via accettati linguisticamente come termini "ufficiali", in particolar modo nel campo giuridico. Ad esempio "adozione da parte di  single/adoption (en) célibataire" al posto di "adozione da parte di persona singola/adoption par une personne seule".

La seconda caratteristica, invece, consiste nel fatto che la terminologia della filiazione che, fino ad ora, abbiamo considerato come una "microlingua", intesa come una lingua di specialità, si rivela in realtà essere una "macrolingua" composta da microlingue che corrispondono ai seguenti sottocampi: adozione, fami(g)lie, genitorialità20, maternità surrogata, procreazione assistita/maternità per conto terzi. Queste microlingue condividono alcuni termini e costruzioni sintattiche, come "figlio legittimo/enfant légitime", che ritroviamo in tutti i sottocampi, oppure presentano termini propri, come "figlio adottivo/enfant adoptif", specifico al sottocampo dell'adozione.

Queste prime due caratteristiche —differenziazione verticale e presenza di microlingue all’interno della macrolingua della filiazione— possono talvolta dare adito a confusione sul piano concettuale. Alcuni esempi: il termine "filiazione"nella lingua del diritto indica un "legame giuridico" che determina dei rapporti di parentela, mentre in sociologia è piuttosto considerato come un insieme di "processi sociali" e non solo giuridici (SEGALEN, 1998: 328) che determinano la parentela tra individui. Il sintagma "figlio naturale/enfant naturel", che in diritto fa riferimento al "figlio nato da genitori non uniti in matrimonio", nelle microlingue dell’adozione e della procreazione medicalmente assistita a volte è usato come parasinonimo di "figlio biologico/enfant biologique", ovvero "con il patrimonio genetico del padre, della madre o di entrambi, indipendentemente dal fatto che siano uniti in matrimonio".

Infine, la terza caratteristica che ho individuato è la "puericentricità" e, in parte, la "matricentricità" della terminologia della filiazione. Nella concezione contemporanea del rapporto genitori-figli il bambino/figlio è ormai al centro della coppia: l’organizzazione della fami(g)lia ruota attorno a lui e la legislazione italiana e francese —così come quella europea ed in parte internazionale— veglia al rispetto dell’interesse e dei diritti del minore. Ho riscontrato questa stessa "puericentricità" anche a livello terminologico. La maggior parte delle combinazioni sintagmatiche che ho catalogato fino ad ora si riferiscono infatti al figlio/enfant. Se si considera la microlingua del sottocampo adozione avremo le seguenti appellazioni: bambino adottato/enfant adopté, figlio adottivo/enfant adoptif, minore in stato di abbandono/enfant abandonné, minore in stato di adozione/enfant adoptable, figlio legittimo/enfant légitime. Da un punto di vista terminologico è inoltre interessante notare che in francese viene utilizzato (quasi) solo il termine enfant, a volte nella variante enfant mineur21. In italiano, invece,vengono usati almeno quattro termini diversi, a seconda della connotazione che si vuole dare al termine francese enfant: "bambino", che è il termine più generico; "figlio", che rimanda al legame (giuridico) di filiazione; "minore", che sottintende l’aspetto dei diritti e dell’interesse del bambino; "fanciullo", termine usato dai giuristi come parasinonimo di "minore" oppure nelle traduzioni di dichiarazioni internazionali come la Dichiarazione dei diritti del fanciullo/Déclaration des droits de l’enfant (1959) (BRACCHI, SOUSA COSTA, 2008).

La terminologia della filiazione è anche in parte "matricentrica", come nel caso della microlingua specifica alla pratica della maternità surrogata, dove più appellazioni qualificano la madre: madre biologica/mère biologique, madre donatrice/mère donneuse, madre genitrice/mère genitrice, madre in affitto/mère porteuse, madre incubatrice/mère couveuse, madre psicologica/mère psychologique, madre portatrice/mère porteuse, madre surrogata/mère porteuse. Da notare che al sintagma terminologico francese mère porteuse corrispondono almeno tre traduzioni in italiano: "madre surrogata", che ritroviamo in un contesto giuridico; "madre in affitto", espressione del lessico giornalistico; "madre portatrice", forma più rara, che potrebbe essere considerato come un calco dal francese, ma che è presente anche in fonti terminologiche ufficiali (HUARD, 2007).

Anche a livello terminologico il figlio si trova quindi al centro della coppia e la madre occupa un posto di primo piano nelle diverse costruzioni della filiazione. Il padre, invece, rimane "alla periferia", anche sul piano lessicale. In effetti, finora ho individuato solo quattro accezioni di padre: adottivo/adoptif, biologico/biologique, legittimo/légitime e sociale/social. Questa carenza di appellazioni potrebbe trovare una spiegazione nel fatto che la fertilità maschile rimane ancora un argomento tabù e l'infertilità di una coppia è a lungo stata attribuita quasi esclusivamente alla donna. Tuttavia, esplorare il problema che riguarda la fecondità maschile è ormai diventata una vera e propria necessità perché nelle società occidentali si riscontrano sempre più «anomalie riproduttive negli uomini» (REUILLON, 2009: 21).

Conclusione

La mia riflessione copre un periodo che va dal 1999 fino al 2009. Tuttavia, le pratiche fami(g)liari e la filiazione continueranno sicuramente ad essere al centro di accesi dibattiti nei due paesi che ho preso in considerazione. E questo nonostante il fatto che in materia di prole e di prolificazione essi si differenzino: da un lato l'Italia, conosciuta come il "paese del figlio unico", ma in cui in questi ultimi anni si è riscontrata una leggera ripresa nel numero medio di figli per donna, e dall’altro la Francia, considerata oggi una delle nazioni più feconde in Europa22. Parallelamente, la terminologia e la legislazione in materia di diritto di famiglia continueranno ad evolvere perché queste nuove realtà necessiteranno di essere nominate e regolamentate. La bioetica è una questione prioritaria. In Francia è prevista la revisione delle leggi di bioetica (2010), concentrata su diversi temi tra i quali autorizzare la ricerca sulle cellule staminali, togliere il segreto (cioè l'anonimato) del donatore, legalizzare la maternità per conto terzi. Riguardo a questo ultimo tema, si propone di fare una distinzione tra l'atto mercenario dell'"affitto" d'utero e l'atto oblativo del "dono" dell'utero, che avrà anche delle ripercussioni a livello terminologico. Ci si troverà così confrontati ad ulteriori nuove realtà e l'uso di una terminologia corretta sarà necessaria e indispensabile per poter distinguere due pratiche che saranno molto simili, ma che a livello giuridico non saranno regolamentate allo stesso modo. Inoltre, il riconoscimento da parte del diritto delle famiglie non fondate sul matrimonio e delle famiglie omoparentali23  potrebbe portare sicuramente a uno sviluppo della terminologia legata alle nuove figure genitoriali presenti in tali assetti fami(g)liari.

Un ulteriore spunto di riflessione terminologica per il futuro potrà esserci dato anche dalla pubblicazione di testimonianze e di romanzi24 che trattano di temi connessi alla filiazione: che lingua scelgono e utilizzano i narratori che, sovente, sono protagonisti delle nuove filiazioni? Un lessico "specialistico" oppure "personale", fatto di neologismi e stratagemmi linguistici? La lingua dei protagonisti avrà il sopravvento su quella specialistica?

Tutte queste sono solo delle ipotesi di lavoro e di riflessione, ma è evidente che oggi manca una normalizzazione della terminologia italiana e francese della filiazione. Tale mancanza provoca problemi dal punto di vista lessicografico, ma anche —e soprattutto— concettuale e nozionale. Non dimentichiamo che oggi questo campo è in pieno fermento e una terminologia appropriata e normalizzata si rivela indispensabile al fine di evitare confusioni che potrebbero avere delle ripercussioni sul piano giuridico e personale, perchè il legame di filiazione è di competenza del diritto, ma è fondato su delle relazioni umane.

 

Bibliografia

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Notes

↑ 1In un altro contesto, una riflessione sull'evoluzione della terminologia della filiazione dell'italiano parlato in Svizzera e del francese nello specifico di ogni paese francofono meriterebbe di essere approfondita.

↑ 2In accordo con il sociologo Pierpaolo Donati (DONATI, 2007: nota 4, p. 29), scrivo l'aggettivo "fami(g)liare" con la "g" tra parentesi perché sullo scenario italiano e francese del Nuovo Millennio esistono sia "famiglie" sia "relazioni familiari" in senso generico, alle quali si dovrebbero far corrispondere rispettivamente l’aggettivo "famigliare", con la g, e "familiare", senza la g (BRACCHI, 2008: nota 5, p. 116).

↑ 3 In origine, la sigla francese PME significa petite et moyenne entreprise/piccola e media impresa.

↑ 4Neologismo utilizzato da alcuni relatori in occasione della giornata di studi L’union civile: PaCS de la filiation et (in)égalité à la française, École Normale Supérieure, Parigi, 25 giugno 2008.

↑ 5Tra i fattori esterni c'è l'inquinamento, che incide sulla diminuzione della fertilità maschile (COLLEU, 2008).

↑ 6Branca del diritto privato che disciplina il matrimonio, i rapporti personali tra i coniugi, i rapporti patrimoniali in seno alla famiglia, le relazioni tra genitori e figli, la separazione e il divorzio, la filiazione.

↑ 7Variante: "potestà dei genitori".

↑ 8Varianti: "maternità per sostituzione", "maternità per surrogazione", "maternità surrogativa", "maternità sostitutiva", "surroga materna". Non ho trovato l'etimologia esatta dell'espressione "maternità surrogata". Potrebbe essere un calco dall'inglese surrogacy of maternity. Tuttavia, nel linguaggio giuridico italiano esiste la "surrogazione" e l' "azione surrogatoria", quest'ultima riferita ad un'azione di sostituzione, ad esempio tra creditore e debitore nell'esercizio di singoli diritti e obbligazioni. L'esistenza di questo tipo di azione potrebbe motivare la scelta linguistica del legislatore italiano di utilizza l'aggettivo "surrogata" per sottolineare che vi è un'azione che comporta una "sostituzione" tra madri (BRACCHI, SOUSA COSTA, 2008).

↑ 9Varianti: maternité de substitution, pratique de la mère porteuse.

↑ 10Potestà genitoriale e diritti del terzo convivente (nostra traduzione).

↑ 11Variante: "coppie omoparentali".

↑ 12Patto civile di solidarietà.

↑ 13Ricordiamo, ad esempio, il progetto di legge "Disciplina degli accordi di convivenza" (2000), le proposte di legge "Patto Civile di Solidarietà e Unioni di fatto" (2002) e "Unione affettiva" (2003), i disegni di legge "Diritti e doveri delle persone stabilmente conviventi (DICO)" (2007), "Contratti di unione solidale (CUS)" e "Diritti e doveri di reciprocità dei conviventi (DiDoRe)" (2008).

↑ 14Il termine "genitorialità" è polisemico e si riferisce da un lato alla condizione di chi è genitore (biologico e/o legale) e dall'altro alla condizione di chi esercita la funzione di genitore, benché non esista alcun legame genetico e giuridico di filiazione.

↑ 15Variante: "genitore acquisito/parent par alliance".

↑ 16Nel codice di Hammurabi (1780 a.C. circa) dieci leggi sono dedicate all'adozione (CHOMILIER, 2009: 18).

↑ 17La maternità surrogata può realizzarsi anche a titolo gratuito: in Inghilterra, ad esempio, questo è l'unico caso in cui è consentita legalmente.

↑ 18In questo articolo non analizzeremo nel dettaglio le diverse "lingue" del diritto (della dottrina, della giurisprudenza...) che concorrono a creare la terminologia giuridica della filiazione, ma in un altro contesto, sarà interessante approfondire questo aspetto.

↑ 19Secondo Michele A. Cortelazzo, le lingue speciali sono caratterizzate da una "dimensione orizzontale" e da una "dimensione verticale". La differenzia orizzontale fa riferimento al fatto che esistono «delle lingue speciali legate ai diversi ambiti disciplinari (lingua dell'economia, lingua del diritto, della medicina ecc.)». La differenziazione verticale, invece, «distingue i diversi livelli ai quali viene usata una lingua speciale (testi primari, come rapporti, relazioni ecc.; testi di divultazione; testi di volgarizzazione; testi didattici; testi con obiettivi operativi ecc.)» (CORTELAZZO, 2000: 25).

↑ 20Nonostante possa sembrare poco logico, consideriamo le fami(g)lie e la genitorialità come sottocampi della filiazione in quanto, ormai esse si delineano e si consolidano sempre più in seguito e grazie alla nascita di un bambino.

↑ 21La legge francese contempla uno statuto distinto dei cosiddetti grands mineurs, ossia di minori la cui età è compresa in una determinata fascia, che si contraddistingue per una crescente maturità e responsabilità. Anche il legislatore italiano fa una distinzione tra i minori ma, a livello linguistico, non esiste un termine specifico come in francese.

↑ 22Per il 2008, il numero medio di figli per donna in Italia si stima a 1,41 contro 1,37 per il 2007 (ISTAT 2009: 4) e in Francia si stima a 2,02 contro 1,98 per il 2007 (PLA, 2009).

↑ 23Ho deciso di utilizzare il termine "famiglia" per indicare un'unione omosessuale con presenza di figli, anche se oggi l'uso di tale termine è raro. Infatti si tende ad utilizzare "coppia" o "unione" perché un'unione tra due persone dello stesso sesso non è ancora considerata come una "vera" famiglia.

↑ 24Nel 2009 è stato pubblicato Tu dentro di me (di E. COSTANTINI, Roma, Aliberti Editore), il primo romanzo italiano che ha come "protagonista" la maternità surrogata.

Pour citer cet article :

Enrica BRACCHI, Figli e genitori del Nuovo Millennio: variazioni diacroniche nella terminologia italiana e francese della filiazione, Atti Convegno Assiterm 2009, Publifarum, n. 12, pubblicato il 01/12/2010, consultato il 29/03/2017, url: http://publifarum.farum.it/ezine_articles.php?id=172

 

Dipartimento di Lingue e Culture Moderne - Università di Genova
Open Access Journal - ISSN électronique 1824-7482

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