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Montréal o la periferia instabile

Anna GIAUFRET



Riassunto

Scopo di questo studio è l’analisi della rappresentazione della periferia nel fumetto contemporaneo ambientato nella città di Montréal. Sarà innanzitutto necessario definire che cosa sia la periferia per la città di Montréal, caratterizzata al contempo da fenomeni tipicamente nordamericani (periferia residenziale) e dalla “periferizzazione” di zone geograficamente centrali del tessuto urbano e vice-versa. La “gentrificazione” o il degrado contribuiscono infatti a modificare la percezione di interi quartieri della città, più o meno periferici. Inoltre, le numerose barriere che attraversano o circondano la città (i fiumi, le autostrade, la ferrovia) costituiscono degli ostacoli difficilmente valicabili che conferiscono ad alcune zone un carattere di “enclave”.
L’analisi di un corpus di cinque fumetti pubblicati dopo il 2010 e che ritraggono quartieri “periferici”, verrà effettuata utilizzando gli strumenti semiotici dell’analisi del fumetto e studi che si sono già occupati della relazione tra città e fumetto. Verranno affrontate questioni quali la relazione tra centro e periferia, l’evoluzione diacronica della rappresentazione della periferia, la relazione dell’individuo e della società con lo spazio urbano.

Abstract

This article aims to analyze suburbs’ representation in contemporary comics set in the city of Montreal. First, we will define what suburbs are in the case of Montreal, as they are characterized both by typically north-American phenomena (residential suburbs) and by the “peripherization” of areas that are central in the urban fabric and vice-versa. Gentrification or decline contribute thus to modify the perception of whole neighborhoods, which are more or less central. Moreover, the many barriers that cross or surround the city (rivers, highways, tracks) form difficult to cross obstacles, which make of certain areas some kind of enclaves.
Our analysis of a corpus of five comics published after 2010 and which portray peripheral neighborhoods will be carried out by using the semiotic tools of comics’ analysis as well as previous studies on the relationship between city and comics. We will thus tackle questions such as the relation between center and periphery, the diachronic evolution of the representation of suburbs, the relation individuals and society have with urban space.

Introduzione

Annoverata, insieme a Londra, New York, Tokyo, Sydney, San Paolo, Los Angeles e Miami, tra le “città mondiali” da Saskia Sassen (2001), Montréal si presenta oggi come un centro economico dinamico che attira costantemente energie nuove. Sede di quattro università, di cui alcune molto prestigiose nel panorama nordamericano, la multinazionale dei giochi interattivi Ubisoft l’ha scelta insieme a San Francisco per insediare le proprie attività in America. Una nuova rinascita, dopo che la città è stata abbandonata piuttosto rapidamente, a partire dagli anni 70, con il riconoscimento delle rivendicazioni della comunità francofona, dal capitale storico detenuto dall’alta borghesia anglofona (RADICE 2000) preoccupata per il suo futuro. Una metropoli in cui lo stato sociale canadese e soprattutto québécois, ben diverso dal suo stentato fratello nordamericano, stempera la polarizzazione sociale, ma in cui permangono divisioni secondo frontiere linguistiche oggi in gran parte superate, ma ben ancorate nell’immaginario collettivo, come quella che percorre l’isola da un ipotetico nord a un ipotetico sud lungo il boulevard Saint-Laurent e che relega a est di questa linea la comunità francofona e a ovest quella anglofona.

La stessa mappatura della “periferia” può parere bizzarra, come si evince da questa immagine (MAROIS, BÉLANGER 2013 online):

Giaufret 1

Figura 1: Montréal e la sua periferia (MAROIS, BÉLANGER 2013: online)

in cui la distinzione tra “ville centre” et “banlieue” non è soltanto dettata da criteri di distanza spazio-temporale, ma da precise scelte di alcune amministrazioni locali.1 Ed è per questo che abbiamo scelto di intitolare il nostro contributo “Montréal o la periferia instabile”: proprio perché le categorie tradizionali di “periferia” non sembrano potersi applicare in maniera del tutto lineare a Montréal.2

L’immagine qui sopra fa in effetti risaltare alcune caratteristiche peculiari dell’agglomerato urbano: la presenza di “periferie” nel cuore della città (nel senso di “periferie residenziali”, ovvero circoscrizioni abitate da classi agiate che hanno rifiutato di aderire al Grande Montréal, talvolta con alterne vicende), la presenza del fiume San Lorenzo che delimita in modo netto l’isola di Montréal, da quella di Laval e dal “continente” e, infine, la “Riserva autoctona” di Kahnawake che occupa un territorio della periferia della corona sud, in una zona periurbana più vicina al centro di alcuni quartieri appartenenti alla “ville centre”.

Prima di passare all’analisi del nostro corpus di fumetti, e all’esame della rappresentazione della periferia di Montréal in questo medium, dobbiamo quindi necessariamente passare brevemente in rassegna alcune caratteristiche della città di Montréal, della sua periferia, delle sue rappresentazioni nell’imaginario collettivo e le recenti pubblicazioni sul tema. Passeremo quindi a una presentazione dei rapporti tra fumetto e rappresentazione dello spazio, per entrare infine nel vivo della nostra analisi.

1. Montréalologie/Montrealology: disciplina e caratteristiche della periferia a Montréal

Il numero 55 della rivista Anthropologica (2013) è quasi interamente dedicato alla disciplina detta Montrealology o Montréalologie, disciplina che avrebbe in comune l’oggetto di studio, la città di Montréal, analizzato da diversi punti di vista teorici (sociologia, sociolinguistica, urbanistica, ecc.), al fine di mettere in risalto le continuità o i punti di originalità della metropoli del Québec rispetto alle altre città canadesi o nordamericane. Montréal è senz’altro una grande città del nord America, caratterizzata dal tipico sprawl residenziale, da un centre-ville/downtown dedicato agli affari e dalla gentrificazione progressiva di numerosi quartieri semicentrali. Tuttavia, è evidente che la sua storia e le sua geografia le conferiscono tratti che la distinguono: al multilinguismo tipico degli agglomerati dell’America del Nord si sovrappone la linea demarcativa tra francofoni e anglofoni, la natura insulare impone un’organizzazione dello spazio dipendente dalla conformazione del territorio.3 Vorremmo però qui soffermarci in particolare su due caratteristiche che contribuiscono a creare la periferia di Montréal, ovvero l’immaginario della banlieue e le barriere fisiche costituite in modo paradossale dalle vie di comunicazione, in particolare la ferrovia, che trasformano in enclaves interi quartieri, rendendoli in qualche modo “periferici”.

L’interesse attuale per il tema della periferia in Québec è testimoniato da diverse pubblicazioni recenti sul tema, tra le quali ci limiteremo a citare la raccolta di saggi a cura di Bertrand Gervais, Alice Van der Klei et Marie Parent, uscita nel 2015: Suburbia. L’Amérique des banlieues. Questa opera collettanea, che contiene sostanzialmente solo saggi sulla periferia di Montréal, sancisce già dal titolo piuttosto fuorviante, l’appartenenza di Montréal al contesto nordamericano.4 Tuttavia, gli autori si affrettano a sottolinearne le particolarità, poiché la banlieue è, sì,

la périphérie des grandes villes nordaméricaines, mais parfois aussi les anciennes paroisses autonomes (Rosemont ou Saint-Léonard, à Montréal), ou bien une ville comme Granby, région satellite de Montréal et de Sherbrooke. Cette mobilité des limites de la banlieue nous force à la reconnaitre à la fois comme un mouvement d’urbanisation fondé sur l’étalement et comme un mode de vie qui comporte ses formes de sociabilité, ses objets, ses arts de faire. (GERVAIS, DER KLEI, PARENT 2015 : 11).

La banlieue è quindi, più che un luogo, un modus vivendi, una condizione unheimlich (GERVAIS, DER KLEI, PARENT 2015: 13-14), che nasce dallo scontro tra il sogno di uniformità della periferia residenziale americana (si veda a questo proposito le note fotografie di LAKEWOOD, periferia di Los Angeles e il contributo di WALDIE, online), il bisogno di creare forme di socialità geolocali e, non ultimo, un immaginario della periferia come luogo della povertà, del degrado, ma anche culla dei movimenti indipendentisti (sul rapporto tra Ville Jacques Cartier e il Front de Libération du Québec, si veda LAFOREST 2015: 21).

Ma forse bisognerebbe prima di tutto capire che cos’è la periferia, denominazione polisemica che racchiude quello che gli urbanisti denominano il suburbano e il periurbano, ovvero rispettivamente la prima corona, che rimanda alle periferie nordamericane degli anni 50 e 60, con un abitato monofamiliare, e la seconda corona, quasi una periferia della prima, meno densamente costruita, nata negli anni 80 (DAVID, MARCOTTE 2015: 56). La delimitazione tra queste due zone, il periurbano e il suburbano, viene spesso segnata, nel caso di Montréal come di altre città nordamericane, dalle vie di comunicazione, come per esempio l’autostrada 30 che ne segna il confine nella periferia sud.

Le autostrade e la ferrovia contribuiscono anche a ritagliare degli spazi all’interno del tessuto urbano più vicino al centro, costituendo spesso barriere invalicabili. Ecco una carta delle linee ferroviarie che attraversano la città e che permettono lo spostamento di treni in buona parte destinati al trasporto di merci.

Giaufret 2

Figura 2: la rete ferroviaria a Montréal (fonte: Radio-Canada; http://img.src.ca/2014/01/20/480x320/carte-grd-montreal-railway.jpg)

In particolare, si pensi a Hochelaga-Maisonneuve, un quartiere popolare che era letteralmente delimitato a est, a ovest e a sud dalla ferrovia, la track; si pensi anche a due quartieri confinanti ma diametralmente opposti: Parc-Extension, dove esiste uno dei più altri tassi di popolazione immigrata di Montréal e Ville Mont-Royal, uno dei comuni residenziali che hanno mantenuto l’autonomia rispetto al comune di Montréal. I due quartieri sono separati, lungo boulevard de l’Acadie, da una recinzione metallica che ha scatenato numerose e ripetute polemiche. Se pensiamo che Parc-Extension è anche circondato su altri due lati dalla ferrovia, è facile comprendere come criteri topografici e socio-economici ne facciano due tipi di periferie molto diverse.

Sulla natura insulare di Montréal non è necessario insistere oltre: lo spazio è delimitato naturalmente dal fiume San Lorenzo, per attraversare il quale bisogna utilizzare ponti o tunnel. C’è però un’ultima caratteristica che non può passare inosservata ed è l’interesse nato nella narrativa e nel fumetto recenti per l’espansione immobiliare nelle zone periferiche e per una nuova modalità abitativa quasi sconosciuta fino agli anni 2010: il condominio o condo. La presenza di edifici molto alti, dotati di vista panoramica e di ogni tipo di confort, incluso un centro benessere sotterraneo per i mesi invernali, con appartamenti di lusso, caratterizza ormai il panorama periferico di Montréal e, in modo sempre più insistente, l’immaginario della creazione.

Passiamo ora ad analizzare più direttamente il rapporto tra fumetto e periferia a Montréal.

2. La città, la periferia, e il fumetto

Come sottolineano Ahrens e Meteling (2010: posizione 90 e segg.) in uno studio dedicato interamente ai rapporti tra fumetto e spazio urbano, la città gioca un ruolo importantissimo sin dalla nascita dei comics, soprattutto negli Stati Uniti, dove tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo fioriscono, dopo il Yellow Kid di Outcault, molte altre strips tra cui ci limitiamo a menzionare The Katzenjammer Kids di Rudolph Dirk e Little Nemo in Slumberland di Winsor McKay. Come sottolineano gli autori del saggio, l’ambientazione newyorkese, e quindi profondamente urbana, è la cifra stilistica di questi fumetti. La città continua a ispirare anche in seguito grandi autori come Will Eisner, a cui taluni attribuiscono la paternità di un nuovo genere fumettistico, quello della graphic novel, ma anche i creatori dei supereroi della Marvel o della DC Comics fanno agire i loro personaggi in città più o meno reali. Più recentemente, i lavori di Frank Miller e Alan Moore sul fronte angloamericano, di Enki Bilal e Peeters/Schuiten su quello franco-belga hanno rappresentato il trionfo della città, spesso fantascientifica, distopica, violenta. “As a genuine medium of urban modernity [comics] do not only mirror different aspects of modern life, but also adopt its formal aesthetics and cultural prerequisites”, scrivono Ahrens e Meteling (2010: posizione 121), in quanto nati dalla diffusione della cultura di massa. Anche perché il paesaggio urbano del centro città americano, ma non solo, è, nella sua estetica, molto simile al fumetto in quanto composto da un misto di elementi linguistici (i cartelloni, le pubblicità, le scritte) e non linguistici.

Questo interesse per la rappresentazione urbana sembra tuttavia riferirsi più spesso al centro città, con le sue line verticali ardite, i suoi spazi che sembrano svilupparsi insieme alle vignette, che non alla periferia, la cui rappresentazione emerge più tardi e soprattutto in un filone particolare del fumetto, più intimistico e rivolto all’esplorazione dello spazio interiore oppure alla denuncia sociale e politica, quello della graphic novel. In questo filone, che ha anche una forte componente autobiografica, il tema dell’abitare, e dell’abitare un quartiere, che può essere quello dell’infanzia o quello che il protagonista (che spesso coincide almeno in parte con l’autore) ha scelto. Alcuni quartieri, come il Mile End, costituiscono talvolta l’anima centrale del fumetto, come nel caso dell’omonimo album di Michel Hellman (2011), ma anche ne La collectionneuse di Pascal Girard (2014), per citarne solo due, entrambi ambientati a Montréal.

Non possiamo approfondire qui per limiti di spazio il rapporto peraltro interessantissimo tra fumetto e spazio urbano: rimandiamo per questo a un nostro precedente e recente saggio (GIAUFRET 2016) in cui abbiamo tracciato una panoramica della rappresentazione della città di Montréal nel fumetto dei giovani autori. Basti qui evocare brevemente la corrispondenza strettissima che esiste tra spazio della rappresentazione (scacchiera della tavola composta da vignette) e spazio urbano, come lo sottolineano Ahrens e Meteling, 2010:

One important aspect of this relationship is the meaning of space in regard to political sovereignty and a “structuring gaze”. This structuring gaze of comics implements a topographical reading of the cityscape, which is led by the point of view in frames, panels and sequences. The urban landscape is similarly structured by panel-like block and grids. (AHRENS e METELING, 2010: posizione 132-136).

Mentre abbiamo già affrontato la questione dello spazio politico nel fumetto nel nostro contributo citato qui sopra (GIAUFRET 2016), in relazione all’album di Sophie Yanow (2013), ci interesseremo qui in maniera più specifica alla questione del punto di vista, che nel fumetto si esprime essenzialmente attraverso l’ocularizzazione (ovvero chi vede) e la prospettiva, che può essere aerea o no, realistica o distorta, frontale o laterale, ecc. La visione dall’alto, di natura quasi topografica, sembra essere un mezzo attraverso il quale il fumetto si appropria dello spazio (il già citato Mile End ne è un esempio lampante). Tale prospettiva aerea non manca peraltro di rimandare alle celebri foto di Lakewood, di cui abbiamo già parlato, e che sembrano costituire uno dei cardini dell’immaginario periferico nordamericano.

Quanto agli studi sulla rappresentazione di Montréal nel fumetto, oltre al mio già citato, si riassumono essenzialmente a due brevi saggi, di Rannou e Fontaine-Rousseau, entrambi pubblicati dalla rivista Sentinelle (pubblicata a Montréal e specializzata nel fumetto, québécois e non solo) nel 2015. Nessuno dei due affronta però la questione della periferia.

Ecco quindi un’illustrazione dei quartieri periferici (spiegheremo perché lo sono) con l’indicazione dei relativi titoli di riferimento.5

Giaufret 3

Figura 3: i fumetti del corpus (in corsivo nero) e i quartieri che rappresentano (bordati in rosso)

Si noterà che, sovrapponendo questa immagine alla figura 1, soltanto La Prairie è classificato come periferia dall’amministrazione, intendendo con questa denominazione aree che, come abbiamo già scritto, non sono parte del comune di Montréal, ma godono di un regime autonomo. Tale quartiere, anzi città vera e propria, si trova infatti al di fuori dell’isola. Tuttavia, tutti presentano caratteristiche fortemente periferiche, quantomeno nel periodo rappresentato negli album, sia per l’ambiente socio-economico fortemente marginalizzato (Hochelaga per Les Chroniques du Centre-Sud di Richard Suicide e William Parano,6) sia per la percezione del narratore di trovarsi lontano dal centro (Rosemont e Saint-Léonard per Paul dans le Nord di Michel Rabagliati, Lachine per Lachine Beach di Skip Jensen,7 La Prairie per Glorieux Printemps di Sophie Bédard). Una notazione a parte va dedicata a Du chez-soi di Ariane Dénommé, fumetto che non è dedicato a un quartiere particolare, ma alla periferia residenziale in senso lato: l’autrice esplora infatti, attraverso le forme dell’abitare periferico, l’intimità dei personaggi. Abbiamo scelto di indicare l’île des Sœurs perché lì si trova uno degli edifici più caratteristici e riconoscibili dell’intero album.

Dovendo elaborare una tipologia delle relazioni di questi fumetti con lo spazio, possiamo parlare di fumetti della nostalgia del quartiere (Lachine Beach, Paul dans le Nord e anche in qualche modo Chroniques du Centre-Sud), di fumetti dello spostamento (Paul dans le Nord, Glorieux Printemps), di fumetti del vuoto (Glorieux Printemps et Du chez-soi). Molta della letteratura sulla relazione tra spazio (non necessariamente urbano) e fumetto (tra cui soprattutto la tesi di Champigny 2010 e Dardaillon, Meunier 2013) si fonda su un approccio essenzialmente geografico in cui si fa riferimento alla spaziogenesi messa in atto dal disegno e alla tripartizione tra luoghi, territori e reti (stradali, ferroviarie, ecc.). La creazione di uno spazio rappresentato attraverso uno spazio rappresentante avviene proprio attraverso i tre elementi appena citati e la loro interazione, ovvero il rinvio al mondo reale attraverso la presenza di luoghi riconoscibili, la rappresentazione di un territorio percepito e vissuto, ma anche concepito (secondo la celebre tripartizione di Lefebvre 1974) e l’importanza delle reti che paradossalmente servono più a separare che a unire, come già spiegato.

Vediamo di dedicare un’analisi puntuale a questi tre sottoinsiemi.

3. Abitare lo spazio e il tempo: «Paul dans le Nord», «Lachine Beach», «Chroniques du Centre-Sud»

I tre album8 che abbiamo raggruppato in questa categoria, pur nella loro grande diversità, puntano a ricostruire l’atmosfera di quartieri che oggi hanno subito profonde trasformazioni. Tutti realizzati da autori meno giovani di quelli di cui ci occupiamo abitualmente, ovvero nati negli anni 60 (il che spiega anche l’assenza di autrici in questo gruppo, dato che l’apertura del media fumetto all’autorialità femminile è un fenomeno dirompente, ma recente), che ricordano il quartiere della loro infanzia, adolescenza o giovinezza, condividendo con il lettore una certa qual nostalgia, certamente più evidente nell’opera di Rabagliati. Una caratteristica comune ai tre album è la ricostruzione di un’atmosfera particolare attraverso tecniche grafiche e stilistiche molto differenti tra loro, che sfruttano però tutte il riferimento a luoghi noti, attraverso la loro rappresentazione grafica (lo stadio olimpico in costruzione per Rabagliati):

Giaufret 4

Figura 4: PN, p.150.

o l’abbondante uso di toponimi e di cartelli stradali che permettono di identificare con precisione vie e incroci.

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Figura 5: CCS, p. 7. Si vede chiaramente l’indicazione dell’incrocio tra Dorion e Ontario.

Non mancano anche le mappature del quartiere (talvolta con una prospettiva aerea, come nella quinta vignetta della tavola riprodotta di seguito), in cui lo spazio viene meticolosamente delimitato, descritto geometricamente, in cui si riportano confini precisi e chiari, costituiti da strade, elementi naturali, altri quartieri.

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Figura 6: LB, p. 6

La delimitazione degli spazi non si limita ai confini del quartiere, dato che le barriere non sono soltanto l’autostrada 20 che chiude a nord Lachine (e che la madre del protagonista deve attraversare utilizzando una passerella pedonale per recarsi al lavoro “dall’altro lato”, p. 32), ma anche il muro che chiude la via in cui Jensen abita da bambino (p. 26), oppure nella passerella che deve prendere per attraversare la famigerata autostrada 20.

Tale delimitazione degli spazi possiede anche un risvolto sociale in LB e CCS: entrambi i quartieri sono attraversati o delimitati da arterie parallele al San Lorenzo che costituiscono un potente indicatore di classe.

Leggiamo in LB: « Lachine sert un peu de transition entre St-Henri et le West Island. La partie la plus pauvre se trouve dans le bas de la ville. Et la classe plus favorisée habite plus près de Dorval », dove è chiara la distinzione tra una città alta, più lontana dal fiume e dalle attività industriali ma vicina ai quartieri della borghesia anglofona, e una città bassa, operaia, popolare, decisamente francofona.9

In CCS, la « rue Sherbrooke » segna il confine settentrionale tra il quartiere popolare e il Plateau, zona gentrificata di Montréal, come si vede da questa mappa-gioco di CCS:

Giaufret 7

Figura 7: CCS, p. 28.

Allo stesso modo, il trasloco di Paul, in PN, da Rosemont a Saint-Léonard, entrambi caratterizzati da una forte presenza italo-quebecchese, segna la promozione sociale della famiglia del protagonista e il raggiungimento di un certo status che la spinge verso la periferia residenziale.

La precisione dei luoghi diviene anche precisione del tempo, quando elementi narrativi o iconici (la “colonna sonora”, l’inaugurazione dello stadio olimpico di Montréal, avvenuta nel 1976 in Rabagliati, le insegne dei negozi in Suicide), contribuiscono con precisione a collocare l’opera in un momento storico ben preciso, ricorrendo alla storia condivisa della città (Rabagliati), ma anche alla piccola storia rimasta nella memoria degli abitanti (Suicide, Jensen). Ed è qui che la storia del quartiere si aggancia al vissuto individuale dei personaggi, poiché sono sempre raccontati da una prospettiva soggettiva. Infatti, il realismo topografico si combina con un deliberato a-realismo che si manifesta sia negli eccessi di Richard Suicide (in uno stile che può ricordare quello dell’italiano Jacovitti, con il suo brulicare di creature improbabili), sia nella scala tra personaggi e ambiente circostante utilizzata da Jensen, per esempio nell’immagine di copertina, in cui il personaggio del narratore campeggia sul paesaggio di Lachine dall’alto di una statura che supera l’altezza del campanile della chiesa.

Questi album sono comunque destinati a raccontare quartieri di Montréal che oggi hanno subito profonde mutazioni, che hanno perduto il loro carattere popolare e attraversato quel processo conosciuto sotto il nome di gentrificazione, anche per un processo di aumento del benessere degli abitanti e di allargamento del centro, che dal Plateau si è progressivamente esteso ai quartieri che lo circondano, compresi Rosemont, Lachine e, in misura minore ma oggi molto visibile, il Centre-Sud. Lachine ha conosciuto in particolare una nuova vita dopo la creazione di una pista ciclabile e di un parco lungo il canale agli inizi degli anni 2000.

Jensen parla apertamente dei sentimenti che lo abitano quando ritorna a Lachine, improntati a nostalgia mista a un senso di disagio:

Maintenant, lorsque je retourne à Lachine… Une étrange sensation m’habite. Les lieux me sont familiers. Mais je ressens comme un malaise enfoui. Comme si je devais me trouver ailleurs que là. Ailleurs que parmi tous ces souvenirs. (LB, p. 24)

Il ricordo di un quartiere ricostruito attraverso il vissuto di chi vi ha abitato, ecco precisamente che cosa mette in rilievo l’introduzione a LB scritta proprio dall’autore di CCS: “Quand on veut raconter un quartier, un coin de ville; si on ne veut pas sombrer dans la sécheresse encyclopédique, on doit passer par l’anécdotique, le quotidien et le vécu de ceux qui y habitent. […] L’histoire d’un quartier a parfois plus de valeur racontée par ceux qui y ont vécu que décrite par quelconques historiens ou institutions. […] Cette banlieue rapprochée reste tout de même ce qu’elle est pour un enfant qui découvre son environnement » (William PARANO, « Introduction » à LB, p. 5).

4. In movimento: Bédard, Rabagliati

Contrariamente al paragrafo precedente, in cui ci siamo concentrati sul senso di appartenenza che alcuni fumetti esprimono rispetto a un quartiere periferico, ci interesseremo qui agli spostamenti che avvengono in due album del nostro corpus: il già analizzato Paul dans le Nord di Michel Rabagliati e Glorieux Printemps di Sophie Bédard.

In questi due fumetti i protagonisti vivono infatti uno spostamento, un cambio di quartiere: i protagonisti di Bédard, alla fine della scuola si trasferiscono dalla periferia residenziale di La Prairie, sulla riva sud del San Lorenzo, sull’isola di Montréal (più precisamente nel quartiere di Villeray) per iniziare la grande avventura universitaria, mentre lo spunto narrativo di Rabagliati è proprio il trasloco della famiglia da Rosemont a Saint-Léonard, ovvero uno spostamento verso una periferia residenziale ancora più lontana dal centro, ma che segna l’ascesa sociale della famiglia e l’arrivo in un quartiere dove si trasferiscono molti italo-montrealesi una volta raggiunto un certo benessere economico.

Il fumetto, che inizia precisamente nel 1975 con l’annuncio in TV della morte di Šostakovič, si apre a trasloco appena avvenuto della famiglia Rifiorati e costituisce un racconto di iniziazione del protagonista Paul, che scopre l’amore, l’amicizia, la musica e la libertà di spostamento grazie all’acquisto di un motorino. Se lo sfondo storico viene tratteggiato dall’autore in maniera molto precisa attraverso, come già scritto, la colonna sonora musicale e i telegiornali che scandiscono la progressione della vicenda, i luoghi e gli spostamento attraverso questi ultimi sono altrettanto ben delineati. Del resto, i fumetti di Rabagliati sono stati giustamente definiti da Dardaillon et Meunier (2013, online) come dei “récits d’espace et de temps”. Nello stesso articolo troviamo una cartina di Montréal, con l’indicazione dei vari quartieri di cui Rabagliati ha fornito una rappresentazione nei suoi album della serie Paul e in cui ha abitato: il Plateau, Rosemont, Saint-Léonard, Ahuntsic. Il movimento è effettivamente una caratteristica di Rabagliati: i suoi personaggi, ma soprattutto Paul, si spostano, viaggiano, in automobile, in bicicletta, in metropolitana, e in PN in motorino. Al punto che il momento fatidico della rottura della prima storia sentimentale importante del protagonista viene rappresentato da Rabagliati con l’immagine di un incrocio che Paul attraversa sopraffatto dalla disperazione e che viene ritratto in una sequenza di quattro immagini sulle quali si stringe progressivamente una fitta serie di cerchi concentrici tracciati a mano libera:

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Figura 8: PN, p. 160.

La periferia di Saint-Léonard, che Paul detesta all’inizio del racconto, diventerà quindi, insieme ai boschi a nord di Montréal, il luogo che lo trasformerà da adolescente in uomo adulto, processo che avviene anche attraverso un’appropriazione dello spazio.

Lo spostamento costituisce al contrario il punto di arrivo di GB di Sophie Bédard, racconto anch’esso di formazione adolescenziale in quattro volumi, l’ultimo dei quali porta i quattro protagonisti dalla periferia residenziale in cui vivevano all’isola Montréal, alla fine degli studi superiori. Sebbene molto più numerose siano le tavole che rappresentano la periferia de La Prairie, il centro città ci viene presentato come un luogo di metropolitane, scale mobili, in cui i personaggi riconoscono esplicitamente la loro natura di esseri “della periferia” (prima vignetta di p. 13):

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Figura 9, GP vol. 4, p. 12-13.

e attraverso le tipiche case con scala esterna:

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Figura 10, GP vol. 4, p. 161.

Soprattutto sono da sottolineare due particolari: a Montréal, i protagonisti sono impegnati in attività precise (come nel trasloco di p. 161) e sono circondati da altri esseri umani, anche se non molto numerosi (come nella metro e sulla scala mobile di p. 12 e 13). Questo contrasta nettamente con le immagini della periferia, di cui tratteremo nel paragrafo seguente.

5. Spazio vuoto: Dénommé, Bédard

L’album di Sophie Bédard ci permette di fare la transizione verso una rappresentazione della periferia residenziale come spazio vuoto. Infatti, sia GP sia Du chez soi di Ariane Dénommé, forniscono una rappresentazione dei quartieri della grande banlieue americana di Montréal, come uno spazio disumanizzato e desolante, dove adolescenti alla ricerca di loro stessi costruiscono comunità amicali in un apparente deserto, o dove famiglie della media borghesia ricercano il riconoscimento sociale attraverso l’acquisto di abitazioni più moderne, più efficaci e più lontane da ingombranti vicini, in una città paradisiaca, così descritta dall’agente immobiliare:

Giaufret 11

Figura 11, DCS, p. 4

Come gli spazi della periferia di GP sono deserti, se non per i protagonisti, che sembrano passeggiarvi senza meta affermando spesso la loro noia in una sorta di silenzio assordante dove si cerca qualcuno che non si trova e non si ottiene risposta:

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Figura 12, GP, vol. 4, p. 118.

quelli di DCS sono ordinatamente alienanti:

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Figura 13, DCS, p. 129.

abitati da personaggi dal volto informe:

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Figura 14, DCS, p. 17.

che si indebitano talvolta al limite delle loro capacità economiche.

Mentre gli adolescenti di GP trovano la salvezza nelle relazioni di amicizia e nella fuga verso il centro, quelli di DCS non hanno scampo se non, brevemente, nel ritorno alla vecchia casa o in un week-end nello chalet di campagna, prima di tornare alle angosce quotidiane.

Conclusioni

I fumetti analizzati nel nostro corpus sembrano quindi operare una distinzione tra due periferie. La prima, più vicina al centro, si trova nel nostro caso sull’isola stessa di Montréal e viene caratterizzata affettivamente come luogo della nostalgia. Tale periferia, pur essendo decisamente periferica rispetto al centro, ha carattere prettamente urbano e presenta un’evoluzione netta tra il momento in cui viene fotografata dagli autori, che la raccontano attraverso il loro vissuto personale, e il momento della narrazione, in cui molto è cambiato e forse i quartieri oggetto di questi album non possono nemmeno più essere considerati davvero periferici, poiché il processo di espansione del centro e di gentrificazione li ha in qualche modo inglobati nel tessuto urbano centrale o semi-centrale. L’operazione condotta dagli autori è quella di trasmettere la memoria di ciò che è stato il quartiere, anche se spesso raccontano un vissuto difficile, caratterizzato da povertà e degrado, che ci rimanda all’immaginario collettivo della periferia francofona della riva sud del San Lorenzo evocata nell’introduzione. Questo filone si ricollega tuttavia a un forte sentimento identitario che respinge l’immagine nord-americana e identifica nella prossimità di quartiere una delle caratteristiche della socialità francofona.

Dall’altro lato abbiamo la periferia veramente suburbana e soprattutto periurbana (per ritornare alla distinzione di DAVID, MARCOTTE 2015), priva di qualsiasi carattere valoriale se non quello del denaro e dello status sociale. Questa periferia spersonalizzata, da cui i giovani sanno che potranno allontanarsi con l’accesso agli studi universitari, ma che alcuni devono abbandonare perché non riescono più a pagare mutui esorbitanti, è caratterizzata dal vuoto, dal silenzio e dalla solitudine (spesso compensata dalla presenza di animali domestici); è una periferia decisamente nordamericana, segnata dal sogno della casa individuale di proprietà e dalla speculazione immobiliare, tema molto presente oggi anche nella letteratura del Québec.10

Questo mostra come nell’immaginario collettivo della città persista ancora oggi una distinzione netta tra centro e periferia, nella quale permangono elementi che confermano lo studio di Bell (1968, cit. in JEAN 2014: 110), il quale caratterizza il centro come la zona di residenza di persone più orientate verso la carriera o verso uno stile di vita consumistico, mentre la periferia ospiterebbe una popolazione più centrata sulla famiglia, come si evince dallo studio di Jean che ha intervistato giovani coppie della classe media (2014: 110). Naturalmente, gli autori di fumetti, giovani (Bédard, Dénommé) e meno giovani (Rabagliati, Suicide, Jensen) appartengono a un gruppo sociale di creativi, talvolta collegati con la scena musicale o underground, che hanno bisogno di risiedere in zone centrali proprio per la loro attività e che si identificano quindi fortemente con uno stile di vita urbano centrale. Non stupisce quindi che, della periferia, si salvino i quartieri che sono ormai stati assorbiti dal centro in espansione e che rivestono, per gli autori, una dimensione fortemente affettiva. Mentre nessun riscatto possibile viene concesso alle nuove periferie periurbane, da dove le autrici più giovani (Dénommé e Bédard, nate rispettivamente nel 1981 e nel 1991) sono fuggite per trasferirsi nel centro della grande e vibrante Montréal.

Corpus

Sophie BEDARD, 2012-2014, Glorieux Printemps, tomes 1-4, Montréal, Pow Pow. (GP)
Ariane DENOMME, 2012, Du chez soi, La Mauvaise tête. (DCS)
Skip JENSEN, 2015, Lachine Beach, Montréal, Trip. (LB)
Michel RABAGLIATI, 2015, Paul dans le Nord, Montréal, La Pastèque. (PN).
Richard SUICIDE, William PARANO, 2014, Chroniques du Centre-Sud, Montréal, Pow Pow. (CCS)

Altri fumetti citati 

Pascal GIRARD, 2014, La collectionneuse, Montréal, La Pastèque.
Michel HELLMAN, 2011, Mile End, Montréal, Pow Pow.
Sophie YANOW, 2013, La Guerre des rues et des maisons, Montréal, La Mauvaise tête.

Bibliografia

J. AHRENS, METELING, A. (dir.), 2010, Comics and the city. Urban space in print, picture, and sequence, Continuum, New York, 2010, p. 278, edizione kindle.
Anthropologica, n. 55, 2013.
W. BELL, « The city, the suburb, and a theory of social choice », in: Scott A. Greer, (dir.), The New Urbanization, New York, St. Martins Press, 1968, p. 132-168.
J. CHAMPIGNY, L’espace dans la bande dessinée, thèse sous la direction de Christian Grataloup, soutenue à l’Université Paris VII, Denis-Diderot, 2010.
S. DARDAILLON, MEUNIER, Ch., « La série Paul de Michel Rabagliati : récits d’espaces et de temps », Comicalités [En ligne], Représenter l'auteur de bandes dessinées, mis en ligne le 17 avril 2013 ; https://comicalites.revues.org/1566(consultato il 30/01/2017).
S. DAVID, MARCOTTE, S., « La banlieue en périphérie d’elle-même », in GERVAIS, Bertrand, VAN DER KLEI, Alice et PARENT, Marie (dir.), Suburbia. L’Amérique des banlieues. Montréal, Figura, 2015, p. 55-68.
A. FONTAINE-ROUSSEAU, « Pour une politique de l’espace », Sentinelle, n. 1, avril,2015, p. 53-55.
B. GERVAIS, VAN DER KLEI, Alice et PARENT, Marie (dir.), Suburbia. L’Amérique des banlieues, Montréal, Figura, 2015, p. 237.
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S. JEAN, «Ville ou banlieue? Les choix résidentiels des jeunes familles de classe moyenne dans la grande région de Montréal», Recherches sociographiques, vol. 55, n° 1, 2014, p. 105-134 ; http://id.erudit.org/iderudit/1025647ar; DOI: 10.7202/1025647ar (PDF) (consultato il 30/01/2017).
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LEFEBVRE, Henri, « La Production de l’espace », L’Homme et la société, vol. 31, n. 1, 1974, p. 15-32.
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Notes

↑ 1 La banlieue è qui definita come « toute municipalité à l’intérieur de la région métropolitaine qui n’est pas la municipalité centrale » (MAROIS, BÉLANGER 2013 : online).

↑ 2 Per una panoramica puntuale e completa delle riflessioni sul concetto di periferia, rimandiamo a Petrillo 2013.

↑ 3 Un recente studio di Marois e Bélanger (2014) ha evidenziato come la migrazione verso le zone periurbane e suburbane abbia caratterizzato negli ultimi anni in misura maggiore la comunità francofona, mentre in misura minore gli anglofoni e gli allofoni (ovvero i parlanti di altre lingue).

↑ 4 « La région métropolitaine de Montréal, à l'image des autres régions métropolitaines du continent, n'est pas en marge. Depuis les années 1960, la croissance de la population de la ville centre est anémique alors que les municipalités en périphérie n'ont cessé de prendre de l'importance, quoique l'augmentation relative de leur poids dans l'ensemble métropolitain ait ralenti entre 2006 et 2011 [...] » (MAROIS, BÉLANGER 2013 : online).

↑ 5 I riferimenti bibliografici completi del corpus si trovano nella bibliografia finale.

↑ 6 Richard Suicide e William Parano sono gli eteronimi di Richard Beaulieu, autore attivo già sulla scena underground musicale e fumettistica della Montréal degli anni 90.

↑ 7 Skip Jensen è l’eteronimo di Serge Gendron, musicista e fumettista nato nel 1967 à Lachine.

↑ 8 D’ora in avanti, i singoli album saranno designati da sigle, indicate nella bibliografia finale.

↑ 9 Questa distinzione attinge all’immaginario collettivo di Montréal alimentato anche da opere letterarie che l’hanno segnato profondamente, come Bonheur d’occasion di Gabrielle Roy (1945; Montréal, Boréal, 2009), in cui la contrapposizione tra città bassa (Saint-Henri) e città alta (Westmount) è uno degli elementi costitutivi della struttura narrativa. La rappresentazionesimbolica dello spazio urbano socialmente connotato tra città alta e bassa in contesto tedesco è affrontata in dettaglio dal contributo di J. Gerdes, in questo stesso numero.

↑ 10 Si pensi per esempio al romanzo di Fanny Britt, Les Maisons (Montréal, Cheval d’août, 2015) la cui narratrice e protagonista è un’agente immobiliare.

Pour citer cet article :

Anna GIAUFRET, Montréal o la periferia instabile, Periferie: percezioni, conflitti e rigenerazioni, Publifarum, n. 28, pubblicato il 26/11/2017, consultato il 12/12/2017, url: http://publifarum.farum.it/ezine_articles.php?id=400

 

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